Ancona – Stalker distrugge a martellate auto del rivale

Arrestato dalla Polizia a Collemarino un pugliese di 34 anni. Da mesi perseguitava la ex e il nuovo compagno

Ancona – La scorsa notte tutte le Volanti della Questura sono state chiamate ad intervenire a Collemarino in quanto più telefonate al 113 segnalavano la presenza di un uomo in strada che stava prendendo a martellate un’autovettura.

Poco dopo giungeva anche la concitata telefonata di una donna che chiedeva aiuto alla Polizia in quanto il suo ex, che poco prima aveva distrutto l’autovettura del suo nuovo compagno, stava prendendo a martellate la porta d’ingresso della sua abitazione nel tentativo di entrare all’interno.

Immediato l’intervento delle “pantere” che nel giro di un paio di minuti giungevano sul posto ponendosi alla ricerca dell’uomo che nel frattempo, udite le sirene della Polizia, si era allontanato dal luogo a piedi nascondendosi all’interno di alcuni cespugli.

Pur in presenza di scarsa illuminazione, gli agenti riuscivano in brevissimo tempo ad individuare l’uomo e recuperare il martello con il quale poco prima aveva danneggiato l’autovettura e tentato di sfondare la porta dell’abitazione.

“Me la devono pagare, me la devono pagare”, sono state le prime frasi proferite dall’uomo, che, ancora visibilmente alterato, continuava a manifestare disappunto ed astio per la nuova relazione che la sua ex, con la quale aveva convissuto per tre anni, aveva da poco iniziato con un altro uomo.

Le due vittime, invece, denunciavano che da un paio di mesi l’uomo inviava all’ex sms a tutte le ore del giorno e della notte, seguendola nei suoi spostamenti giornalieri, tanto da ingenerare sia nella donna che nel nuovo compagno un. perdurante stato d’ansia che li aveva portati al cambiamento delle proprie abitudini di vita.

Ringraziavano, inoltre, i poliziotti per la prontezza dell’intervento. D.G., pugliese di 34 anni domiciliato ad Ancona, veniva arrestato per atti persecutori, danneggiamento aggravato, tentata violazione di domicilio e porto di armi od oggetti atti ad offendere e trattenuto nelle Camere di Sicurezza della Questura in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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