Ancona – Polizia postale: come evitare le truffe sul web

Alcuni utili consigli per non cadere nella rete malevola degli hacker

Ancona, 6 agosto 2019 – La Polizia postale ricorda che anche durante le ferie la truffa sul web è dietro l’angolo. In questo ultimo periodo i target  sono soprattutto professionisti e imprese e la truffa viaggia via pec. La vittima si vede recapitare un messaggio da un conoscente, spesso mediante la casella di posta elettronica e viene invitata a cliccare su un link. Ma il link dà accesso ad un software malevolo che infetta il device dell’utente o quantomeno entra nella casella di posta, accede alla mailing list ed invia file malevoli a tutti gli indirizzi e-mail presenti nella rubrica della vittima, facendo apparire che sia lei il mittente.

Attenzione, dunque, a verificare la provenienza delle mail e a non aprire allegati o cliccare su link indicati se qualcosa nel tenore del messaggio ci lascia perplessi. Anche gli indirizzi pec non ci tutelano completamente dalla presenza di virus o malware. Infatti la loro caratteristica  è quella di indicarci con certezza l’identità del mittente ma, se quest’ultimo è stato oggetto di attacco o ha il dispositivo infetto, la pec inviata non è più sicura e può fungere da veicolo di infezione o essere uno strumento di phishing.

Attenzione a falsi messaggi provenienti dall’INPS in cui si richiedono pagamenti per contributi dei dipendenti. L’INPS ha comunicato che non è origine delle mail di richiesta che stanno pervenendo a uffici professionali o ditte del nostro territorio.

Non fornire dati attraverso il canale whatsapp: diffidate del fatto che enti o società  richiedano di fornire dati personali attraverso questo canale. Non è la prassi ufficiale e quindi non aderite alle richieste. Anche in estate, attenzione alle modalità di compravendita di valuta estera e di moneta elettronica: stanno pervenendo segnalazioni di questo tenore da diverse vittime.

Banche e consulenti finanziari non possono chiedere al cliente di installare software c.d. di “remotizzazione” (tipo teamwiewer) poiché la normativa sulle società finanziarie non lo considera una prassi corretta ed è vietata dalla legge. Pertanto attenzione a tali richieste: sono sempre irregolari e quasi sempre nascondono un tentativo di truffa.

Per effettuare pagamenti o per ricevere denaro, è corretto ricorrere ai tradizionali sistemi di home banking. Si tratti dell’utilizzo del token, si tratti delle apposite app., sono mezzi di per sé sicuri, essendo programmati in maniera piuttosto solida. Anch’essi, tuttavia, possono  fornire una possibilità di attacco agli hacker. Il problema, infatti, è più spesso costituito dal sistema operativo del p.c. o dello smartphone quando non dallo strumento stesso.

Un sistema infetto consente all’hacker di conoscere password e/o pin e quindi entrare nel conto corrente on line, disporre bonifici, ricariche e prelievi. Spesso non occorre neppure che l’hacker sia così esperto da violare password, porte, sistemi. Molto più spesso si tratta di un bravo manipolatore, un ingegnere sociale che induce la vittima a fornire essa stessa le credenziali per entrare nel conto on line.

In caso di non funzionamento della scheda telefonica su cui viene inviata la password, si consiglia di contattare l’operatore telefonico e verificare se vi sia stato il blocco e la riapertura di una nuova scheda. in tal caso è opportuno bloccare immediatamente il conto corrente tramite numero verde bancario o operatore di sportello, se disponibile. In ogni caso la tempestività è importante : contattare l’istituto di credito e/o le Poste e sporgere denuncia evidenziando eventuali tentativi di phishing e/o malfunzionamenti dei supporti telematici. È sempre buona norma verificare che la password di accesso al sito di home banking non sia memorizzata di default sul supporto, nonché che il logout sia stato veramente effettuato. Non memorizzare sul supporto i codici di sicurezza, di qualsivoglia natura, ma digitarli ex novo di volta in volta.

Infine: attenzione alle comunicazioni su whatsapp in quanto la crittografia end to end si applica durante la comunicazione ma non quando essa viene visualizzata o scaricata sul supporto; inoltre, il numero associato a whatsapp e che appare al ricevente potrebbe essere alterato dall’hacker e/o corrispondere ad un ignaro utente estraneo al fatto. Anche in vacanza, quindi, usiamo prudenza. Le truffe sono sempre al lavoro.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo