Ancona – Pneumatici danneggiati in zona Piano: trovato l’autore

Usava il cane per squarciare le gomme. Denunciato in stato di libertà

Ancona – La Polizia di Stato, a seguito di accurate indagini, è riuscita ad identificare l’autore dei numerosi danneggiamenti di pneumatici di veicoli, accaduti nelle recenti settimane, nella zona Piano di Ancona, tra Piazza D’Armi e via Cristoforo Colombo.

Gli atti vandalici hanno destato preoccupazione e rabbia nei numerosi abitanti della zona che si sono ritrovati le gomme delle loro auto irrimediabilmente perforate e qualcuno di loro è stato, addirittura, colpito più volte.

L’autore dei fatti, identificato dalla Squadra Mobile della Questura dorica in collaborazione con i poliziotti del Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica, è un giovane 25enne di origine caraibica, noto alle Forze dell’Ordine.

Ancona – Il Pit Bull al “lavoro”

L’ osservazione e comparazione dei filmati registrati dalle telecamere sparse per il quartiere hanno permesso ai poliziotti di ricostruire le modalità delle azioni delittuose: a perforare le gomme delle auto era il suo cane Pit Bull che, addestratissimo, rispondeva al comando del suo padrone. Bastava infatti un colpetto con il piede sul copertone per far si che l’animale scattasse, azzannando la gomma fino a squarciarla irrimediabilmente.

I poliziotti hanno quindi dato esecuzione, con l’ausilio di  personale specializzato del Servizio veterinario di Sanità animale di Ancona, al decreto di sequestro preventivo dell’animale affidandolo in giudiziale custodia ad un canile comunale.

Il padrone è stato invece denunciato in stato di libertà per il reato di danneggiamento aggravato e, oltre a rispondere penalmente per i reati a lui ascritti, dovrà risarcire le parti offese.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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