Ancona – Piano Evacuazione causa rimozione ordigno bellico

Riunito oggi il gruppo di lavoro. Domani, 4 gennaio, inizia la distribuzione capillare nella zona rossa del materiale informativo in più lingue

Ancona, 3 gennaio 2019 – Prende il via domani,  in linea con i tempi prefissati, la divulgazione capillare di materiale informativo nell’area interessata dall’evacuazione del 20 gennaio per consentire la rimozione dall’ordigno bellico ritrovato in zona Archi-Stazione.

Diverse decine di volontari affiggeranno locandine nei condomini, nelle scuole, nelle chiese e in altre sedi religiose, nei supermercati, in hotel, bar e ristoranti e altre attività commerciali del territorio, e distribuiranno i volantini che sono stati fatti stampare in italiano e in altre lingue per avvisare la popolazione residente della modalità dello sgombero degli edifici, per l’intera giornata fissata dagli artificieri incaricati dell’operazione e per indicare i servizi di trasporto e accoglienza predisposti.

Ancona – Continuano i lavori per la rimozione dell’ordigno bellico ritrovato in zona Archi-Stazione (foto GM)

Diecimila i volantini  fatti stampare dall’Amministrazione in lingua italiana, duemila in lingua inglese e cinquecento rispettivamente in francese, spagnolo, arabo e bengalese per comunicare l’evento nel modo più incisivo possibile. Tutte le comunità presenti nei quartieri della “zona rossa” saranno così raggiunte e debitamente informate sui comportamenti da tenere.

Il 7 gennaio prossimo è previsto un incontro con la Protezione civile della Regione Marche e l’Asur per un aggiornamento del Piano sanitario, relativo alla gestione e collocazione delle persone in difficoltà: ammalati, anziani, disabili.

Si ricorda che tutte le informazioni sono presenti sul sito web del Comune in un’area dedicata. Sono inoltre  operativi il numero verde 800 65 3413 (solo da rete fissa) o il numero 071 2222323 (anche da cellulare) nei seguenti orari:
– dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, il martedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17, giovedì orario continuato dalle 9 alle 16
– il 17, 18, 19 gennaio dalle 9 alle 18
– domenica 20 gennaio dalle 5 alle 20.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Europee 2019: al voto! al voto! 2

Tra ieri, oggi, domani e domenica al voto in 400 milioni


24 maggio 2019 – Per il nono rinnovo del Parlamento dell’Unione europea sono chiamati alle urne 400 milioni di elettori. Ieri hanno iniziato a votare nel Regno Unito e nei Paesi Bassi; oggi toccherà all’Irlanda, sabato 25 maggio alla Lettonia, Repubblica Ceca, Malta e Slovacchia. Infine, domenica 26, tutti gli altri Paesi dell’Unione Italia compresa.

Domenica pomeriggio, alle 18, 19 e 20, con i seggi ancora aperti in molti Paesi, l’Europarlamento diffonderà le prime stime. Ma bisognerà attendere le 20.15 per avere il primo dato aggregato su 12 Paesi, e le 21.15 per i restanti 16 Paesi. A chiusura dei seggi, dopo le 23, arriveranno le prime proiezioni sulla consistenza e la composizione dei gruppi parlamentari.

Brexit Regno Unito – Ora che la data limite per l’uscita dall’Eu del Regno Unito è stata fissata al 31 ottobre, il paradosso è che Londra manderà a Strasburgo 73 eurodeputati che, se l’accordo del ritiro venisse approvato entro il 30 giugno, non si insedierebbero neppure dal momento che il nuovo Parlamento s’insedia il 2 luglio. Se ciò dovesse avvenire, dei 73 seggi 46 verranno congelati e 27 redistribuiti fra i 14 Paesi che ne hanno diritto. All’Italia ne andrebbero 3.

In Francia il voto europeo viene considerato un vero e proprio referendum su Macron. Il presidente è in calo nei sondaggi per via degli scandali di Palazzo, dimissioni di ministri e proteste dei gilet gialli. Lo spauracchio dell’astensionismo è forte: secondo i sondaggi 3 giovani su 4 non si presenteranno alle urne.

La Germania è il Paese che esprime più eurodeputati: 93. I sondaggi dicono che la Cdu-Csu della cancelliera Merkel viaggia su un solido 30%, l’ultradestra dell’Afd è ferma al 13% così come liberali e sinistra. A stravolgere tutto potrebbero essere i Verdi, secondo partito al 20%. Con l’Spd che rischia d’incassare il peggior risultato degli ultimi decenni. Se così avverrà, sarebbe la fine per la Grosse Koalition messa in piedi dalla Merkel.

In Spagna, con il socialista Sànchez da un mese vittorioso delle Politiche ma non ancora in grado di formare un Governo, i sondaggi vedono in calo il Pse e i popolari, mentre sono in crescita la sinistra di Podemos e il centrodestra di Ciudadanos. Vera incognita l’ultradestra sovranista di Vox, per la prima volta alle elezioni europee.

Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Quartetto di Visegrad – sono considerate illiberali ed euroscettiche, portatrici dell’ondata populista. Mine vaganti ma solide nei loro princìpi di difesa della sovranità e del territorio. Resta da vedere come reagiranno i loro elettori nelle urne.

Della situazione dell’Italia ne ho parlato nel precedente editoriale. Comunque andrà, il 27 maggio nulla sarà più come prima. A meno che l’attaccamento alla poltrona dei gialloverdi non sarà più forte delle loro innegabili differenze. Prevedo un carico di superlavoro per il Presidente del Consiglio Conte un superSarto che, se vorrà durare, dovrà ricucire molti superstrappi.


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