Ancona – Ordigno bellico: concluse le operazioni di disinnesco e rimozione

I cittadini stanno facendo ritorno alle abitazioni. La gestione dell'evento si è svolta senza contrattempi

Ancona, 20 gennaio 2019 – Si è concluso intorno alle 14,15 con la riapertura dei varchi di accesso alla “zona rossa”, l’intervento di evacuazione della parte della città coinvolta nel ritrovamento dell’ordigno bellico  avvenuto nei mesi scorsi. Con una conferenza stampa presso la Sala Operativa Integrata (SOI) presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, il Prefetto Antonio D’Acunto ha comunicato l’avvenuta conclusione dell’attività di disinnesco della bomba da parte degli artificieri dell’Esercito italiano, e l’inizio del trasferimento della stessa verso la cava jesina dove è stata fatta brillare poco prima delle 16.

Il Prefetto Antonio D’Acunto (foto Giusy Marinelli)

Tutto è andato nel migliore dei modi – ha dichiarato il Prefetto – grazie alle sinergie messe in campo dagli enti, uffici e comandi interessati, a fronte di un intervento non semplice. Ancona ha risposto molto bene con una operazione di Protezione civile assolutamente efficace”.

L’assessore comunale alla Sicurezza e alla Protezione civile, Stefano Foresi, a nome del sindaco Valeria Mancinelli, nell’incontro finale con la stampa ha parlato di “squadra vincente”, ringraziando gli artificieri, tutte le forze dell’ordine, i vigili urbani, i tanti volontari, la Croce Rossa, la Croce Gialla, dipendenti comunali, Asur e Inrca che si sono spesi perché sia lo sgombero degli edifici, sia il trasporto, sia l’accoglienza nei tre impianti individuati si svolgessero nel migliore dei modi. Al momento 83 cittadini ammalati o con disabilità sono stati riaccompagnati nelle proprie abitazioni, altri 16 verranno accompagnati domani mattina.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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