Ancona – Licenziamenti alla Popolare di Bari mascherati da trasferimenti?

A denunciarlo è la Fisac/Cgil Ancona e Marche

Ancona, 10 luglio 2018 – Sembra un incubo ma è la triste realtà: il trasferimento al Call Center di Teramo dei quattro dipendenti in servizio presso la filiale di Ancona su un totale di sei, si configura come un vero e proprio invito all’autolicenziamento.

Infatti, per presentarsi al lavoro alle 8,15 a Teramo, dalle Marche centro-nord e utilizzando i mezzi pubblici bisogna partire alle prime luci dell’alba per poi rientrare a casa a notte fatta! Quindi, vista l’impossibilità di attuare questa soluzione, il lavoratore è costretto a prendere casa a Teramo.

Con conseguenze non facili da accettare: stravolgimento della vita familiare (i lavoratori interessati hanno quasi tutti mogli/mariti e figli), raddoppio dei costi di gestione (due affitti, doppie bollette per le utenze, notevole incremento della spesa per i pasti, spese di trasporto…), e notevoli problemi di carattere psicologico che la situazione potrebbe comportare.

Oltretutto, se l’attività che sono chiamati ad espletare è quella di operatore telefonico, non si capisce perché la suddetta attività non possa essere svolta in una sede logisticamente di più facile fruibilità, come d’altronde già attuato in altre realtà bancarie.

Tirate le somme, sembra fin troppo chiara l’intenzione della Popolare di Bari di liberarsi dei dipendenti.

L’ulteriore denuncia degli accadimenti arriva da Fisac/Cgil Ancona e Marche che dichiara: «Nei confronti del comportamento irresponsabile della banca in questione, abbiamo già messo in atto ogni azione possibile per proteggere i lavoratori e le loro famiglie».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA CI UCCIDERÀ!                                                                                                 La natura non può decomporre la nostra imbecillità

19 marzo 2019 – Le buste di plastica per la spesa sono leggerissime,tanto quanto l’indifferenza dei più che ne sottovalutano la pericolosità per l’uomo e l’ambiente. E non solo perché c’è stato qualcuno che ci ha infilato la testa dentro ed è morto asfissiato. O c’è stato qualche animale domestico che ha ingerito una busta di plastica rimanendone soffocato.

Oggi, le buste di plastica sono proibite, ma la gente continua ad usare quelle che aveva in casa e chissà quando spariranno del tutto, considerato che la plastica immessa nell’ambiente impiega mediamente 450 anni per biodegradarsi. E anche dopo tutto questo tempo, non sparisce affatto. Si trasforma in micro particelle che vengono ingerite da animali e pesci, entrando così nella nostra catena alimentare. E in quella dei più grandi cetacei sparsi nei mari di tutto il mondo.

Aveva 40 chili di plastica nello stomaco la balena trovata morta tempo fa su una spiaggia delle Filippine. Lo hanno reso pubblico i ricercatori del D’ Bone Collector Museum. Un museo di storia naturale con sede nella città di Davao nelle Filippine che hanno rinvenuto la carcassa del cetaceo.

«L’animale aveva al suo interno un quantitativo di plastica che mai avevamo visto prima in una balena – hanno informato da quel museo – 16 sacchi di riso nel suo stomaco e un imprecisato numero di sacchetti di plastica per la spesa. Non eravamo preparati ad una simile quantità. Era enorme, e la plastica si stava calcificando».

Le balene ingeriscono sacchi di plastica interi, le orate, le spigole, le sarde ingeriscono le microplastiche, che sono tossiche. Così, quando andiamo al ristorante e ordiniamo un’orata alla griglia, rischiamo d’ingerire anche una certa quantità di microplastiche. Il vantaggio è che non le troveremo sul conto. Sono gratis, inodori e insapori ma altamente letali per il nostro organismo.

Quanto impiega l’ambiente a decomporre ciò che gettiamo?

  • frutta e verdura: 5/6 settimane
  • carta: 2/3 settimane – pagine di un giornale: 5/6 settimane
  • cotone e altri tessuti: circa 2 mesi – una corda: 14 mesi
  • lana: circa 2 anni – abbigliamento in pelle: 50 anni – stivale in gomma: 80 anni
  • legno verniciato: 13 anni – scatole di latta: 50 anni – alluminio: 200 anni
  • bottiglia d’acqua in plastica: 450 anni – busta per la spesa: 20 anni
  • bottiglia di vetro: 1 o 2 milioni di anni: nessuno è vissuto tanto a lungo da poterne misurare la decomposizione.

Per decomporre l’imbecillità umana, invece, impiega molto più di una bottiglia di vetro.

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