Ancona – Isa Yachts: una guerra fra dipendenti?

I lavoratori occupati si dissociano dalle azioni sindacali

Ancona – Ieri mattina, mercoledì 1 marzo, la Fiom- Cgil con tanto di bandiere al seguito, aveva organizzato un presidio davanti ai cancelli dei cantieri navali Isa Yachts della Palumbo Ancona Shipyard Isa. Motivo della protesta, chiedere all’azienda il rispetto degli accordi.

Tiziano Beldomenico
Tiziano Beldomenico, segretario della Fiom di Ancona

Nello specifico, il sindacato aveva sottolineato la mancanza del turn over degli addetti in Cassa integrazione guadagni (Cig). «L’azienda vuole far credere che il sindacato la starebbe ricattando per gli incentivi all’esodo volontario – aveva spiegato Tiziano Beldomenico, segretario della Fiom di Ancona – ma nessuno vuole andare via, tutti vogliono tornare al lavoro».

Più di un caso, era stato ribadito durante la protesta sindacale di ieri, è in cassa integrazione a zero ore da agosto scorso, senza rotazione con gli attuali impiegati e senza che l’azienda abbia comunicato con loro. E questo, nonostante fosse stata data la disponibilità da parte di alcuni lavoratori a un trasferimento nei cantieri di Napoli sempre di proprietà dei Palumbo.

Giuseppe Palumbo, patron dell'anconetana
a destra: Giuseppe Palumbo, patron dell’anconetana Isa Yachts

Nella giornata di ieri, a contestazione sindacale avviata, il patron della Isa Yachts, Palumbo, aveva raggiunto Ancona. E in serata, l’azienda dorica aveva risposto al picchetto della mattina organizzato dai sindacati. Lo ha fatto con un gesto eclatante: una lettera, scritta dai dipendenti dell’azienda, dove gli stessi prendono le distanze da quell’ennesima mobilitazione sindacale.

Questo il testo integrale:

«I firmatari della presente lettera dichiarano di dissociarsi dall’atteggiamento tenuto dalle organizzazioni sindacali e da un ristretto gruppo di dipendenti della Palumbo Ancona Shipyard ISA Srl.

Riteniamo tale atteggiamento, di immotivata e strumentale ostilità, dannoso per l’immagine e per la continuità lavorativa della Società e finalizzato solo ad ottenere un ingiustificato ed ulteriore aumento della “buonuscita”, già di considerevole entità, offerta dalla Società all’esito delle trattative intercorse.

Tanto più che tale “buonuscita” è stata accordata sulla base delle istanze sindacali e non risulta prevista in sede di accordo firmato dalle parti nel mese di luglio 2016».

Segue la firma di tutti i 50 dipendenti riassorbiti dalla cassa integrazione e che stanno attualmente lavorando stabilmente in azienda.

Una questione delicata, non c’è dubbio. Chi ha ragione? Chi gioca sporco? Siamo davvero di fronte a un’azione di forza del sindacato che mira ad ottenere più di quanto promesso, come scrivono i dipendenti nella lettera di ieri sera, o è l’azienda che prova a chiudere una vertenza pesante e ormai datata con il minimo esborso possibile?

fiom-cgil

Una cosa è certa: non è bello vedere i dipendenti di un’azienda combattersi a vicenda. Lavoratori messi l’uno contro l’altro e disposti a screditarsi pur di assicurarsi una posizione di vantaggio. Non è bello. Neppure quando in ballo c’è un posto di lavoro.

La Isa Yachts avrà le sue ragioni, non v’è dubbio; così come le avrà il sindacato. Ma quelli che ne usciranno peggio, comunque andrà a finire, sono proprio loro: i lavoratori.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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