Ancona – Indagato poliziotto per corruzione e furto di dati

L'agente è un dirigente dell’Anticrimine al Commissariato di Senigallia

Ancona, 9 gennaio 2019 – Nelle ultime ore, i Poliziotti della Squadra Mobile di Ancona hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di denaro emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ancona, dott.ssa Paola Moscaroli, a carico di un appartenente alle forze dell’ordine.

L’agente, un dirigente dell’Anticrimine presso il commissariato di Senigallia, è stato indagato dai suoi stessi colleghi per i reati di corruzione, rivelazione di segreti di ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici in uso alle forze di Polizia.

L’indagine, iniziata nei primi mesi del 2018, condotta dalla Squadra Mobile di Ancona e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, aveva permesso agli investigatori di accertare che il dipendente, approfittando delle sua posizione di pubblico ufficiale, vendeva informazioni riservate attinte dalle banche dati interforze ad una agenzia investigativa dell’Emilia Romagna che le utilizzava per le assunzioni di personale in prestigiose aziende.

La lunga e articolata attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato, e l’alto tenore di vita del dipendente, confermavano i gravi fatti permettendo alla Procura della Repubblica di ottenere dal gip di Ancona l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare dell’Interdizione dai Pubblici Uffici a carico del poliziotto, e di richiederne il rinvio a giudizio.

Ieri mattina, su ordine del Giudice per le Indagini preliminari di Ancona, i poliziotti della Squadra Mobile si sono recati presso l’abitazione del dipendente e, contemporaneamente, presso l’agenzia investigativa emiliana per eseguire un doppio sequestro di 4.000 euro, somma ritenuta oggetto del reato di corruzione, accesso abusivo ai sistemi informatici interforze e rivelazione dei segreti di ufficio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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