Ancona – Il Questore chiude per 15 giorni Il Bar Rosario a Palombella

Era diventato il punto di ritrovo di pregiudicati, prostitute, ubriachi, tossicodipendenti e borderline

Ancona, 6 novembre 2019 – Con un provvedimento firmato ieri mattina dal Questore di Ancona, Claudio Cracovia, è stata disposta la chiusura per 15 giorni nei confronti del Bar Rosario nel quartiere Palombella, un esercizio che negli ultimi mesi era stato controllato e monitorato dalla Polizia di Stato.

Ancona – Il Bar Rosario nel quartiere Palombella

La chiusura temporanea del locale è stata disposta ai sensi dell’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, in quanto era diventato il punto di ritrovo di pregiudicati, prostitute, ubriachi, tossicodipendenti e borderline, la cui presenza rappresentava un indice di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Una situazione che creava anche un grave disagio alla cittadinanza, tanto che in Questura erano arrivate diverse segnalazioni da parte dei residenti in zona.

Ancona – Il Bar Rosario resterà chiuso al pubblico per 15 giorni

Il provvedimento di sospensione è stato eseguito nel pomeriggio di ieri, intorno alle 17, a locale aperto al pubblico, quando gli agenti della Polizia Amministrativa della Questura, coadiuvati dagli agenti delle Volanti lo hanno notificato ai titolari dell’esercizio, che hanno chiuso l’attività.

Con detto provvedimento il Questore Claudio Cracovia ha voluto fornire un’immediata risposta ai cittadini, la cui sicurezza è sempre al primo posto.

Come si ricorderà, analoghi provvedimenti sono stati adottati nelle scorse settimane nei confronti di altri esercizi pubblici operanti nei quartieri Piano San Lazzaro, Archi, centro città ma anche sulla spiaggia di Palombina. Una linea, quella adottata dal Questore Claudio Cracovia, che intende fornire un’immediata risposta ai cittadini, la cui sicurezza è sempre al primo posto.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

L’immortalità di Giacomo Leopardi

Quel L’Infinito che quando ti entra dentro non t’abbandona più


27 giugno 2020 – 222 anni fa nasceva a Recanati tal Giacomo Leopardi (foto), precisamente il 29 giugno. E a distanza di tanto tempo ancora ne parla il mondo intero. Lo stesso giorno, ma 156 anni dopo, sono nato anch’io ma chissà per quale insondabile motivo non ne parla nessuno. Sarà che lui ha visto la luce in una ridente cittadina all’interno di una nobile famiglia, mentre chi scrive l’ha vista da San Marcello all’interno di una famiglia di estrazione contadina… Chi vuoi che sappia dove sta San Marcello?

Scherzi a parte, e la data di nascita non c’entra nulla, l’immenso Giacomo Leopardi è di gran lunga il mio poeta preferito. Anche Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio m’hanno sempre intrigato, lo confesso, ma il Leopardi parecchio di più.

Delle celebrazioni del 222esimo dalla sua nascita parliamo in altra parte del giornale, qui, nello spazio tutto mio, vorrei parlare di lui in modo intimamente personale. La gran parte dei giovani e degli studenti di oggi, con tutta probabilità avranno conosciuto il Leopardi grazie a ‘Il giovane favoloso’, il bellissimo film di Mario Martone uscito sugli schermi nel 2014 e interpretato mirabilmente da Elio Germano.

Personalmente l’ho conosciuto (culturalmente parlando) sui banchi di scuola, anche se all’epoca mi risultò alquanto palloso. Ma all’epoca mi risultava pallosa quasi ogni materia che mi veniva insegnata, applicazioni tecniche a parte. A farmelo riscoprire nella sua immensa grandezza di studioso e letterato, quando avevo poco più di vent’anni, fu un’insegnante di recitazione durante un corso che frequentai presso il Teatro Nuovo di Torino. Fu lei a insegnarci la corretta lettura e dizione de l’Infinito. E all’improvviso, davanti agli occhi e nel profondo del cuore, mi si aprì un mondo fantastico che mi cambiò e mi fece crescere intellettualmente.

Ho amato ed amo tutt’ora L’Infinito, al punto da inserire questa poesia nel mio romanzo ‘Il destino dei tonni’, mettendola in bocca e nei pensieri di una ragazza siciliana di umili origini che nel 1957 paragona gli “… interminati spazi di là da quella (siepe), e sovrumani silenzi e profondissima quiete…” , all’orizzonte e agli spazi infiniti del mare che vede dal porticato di casa sua a Porticello (Palermo).

Una forzatura letteraria, la mia, che testimonia l’universalità della poesia quando a rendere visione palpabile un sentimento, una riflessione e un’emozione è un grandissimo della nostra letteratura. La profondità culturale e la sensibilità di Giacomo Leopardi non hanno uguali nella sua sofferenza interiore, nella sua visionaria lucidità. L’immenso poeta meraviglioso tocca corde sensibili e sottilissime che mi porto dentro da sempre. “E il naufragar m’è dolce nel Suo mare”.

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