Ancona – Conerobus: “Assumiamo solo autisti con la patente!”

L’azienda replica al consigliere Stefano Tombolini: “Esiste una sola graduatoria finalizzata all’eventuale inserimento con contratto di apprendistato. I candidati senza documento di guida idoneo hanno 12 mesi per conseguirlo. Così offriamo ai giovani nuove opportunità di lavoro”

Ancona, 17 luglio 2019 – “Conerobus assume solo autisti con la patente. Sia ben chiaro. A cavallo tra il 2017 e il 2018 abbiamo indetto un bando riservato ai conducenti in possesso della patente per la guida degli autobus e abbiamo assunto tutti, ben 59 autisti, a tempo indeterminato. Esaurito questo primo elenco, a inizio 2019, abbiamo avviato una seconda selezione finalizzata alla formazione di una nuova graduatoria per l’eventuale assunzione di personale con contratto di apprendistato, alla cui composizione potevano partecipare anche persone, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, sprovviste del documento di guida indispensabile per accedere alla professione. A queste ultime abbiamo concesso 12 mesi di tempo per ottenere il titolo abilitante, modalità adottata da tante grandi aziende italiane. Naturalmente, un loro eventuale ingresso in azienda è subordinato al conseguimento della patente di categoria D E”.

Ancona – Uno dei nuovi mezzi della Conerobus entrati in servizio a inizio 2019

La società per la mobilità intercomunale di Ancona risponde così ai dubbi sollevati in Consiglio comunale dal consigliere Stefano Tombolini sui bandi per l’assunzione di nuovi autisti.

Questo secondo bando di apprendistato professionalizzante, di cui fanno parte anche persone senza la patente richiesta per la guida dei bus, è stato indetto – prosegue l’azienda – per offrire nuove opportunità di occupazione ai giovani e ripagare lo sforzo economico previsto per il conseguimento del documento con la prospettiva di un lavoro. È ovvio che gli aspiranti autisti senza patente avranno la possibilità di entrare a far parte della squadra di Conerobus solo nel caso in cui siano in possesso di tutti i requisiti richiesti. Non è invece altrettanto scontato che un’azienda pubblica scelga di investire così tanto sull’organico e di puntare sui giovani, anche attraverso continui corsi di formazione”.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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