Ancona – …Ciao Domenico!

Un saluto dei colleghi per non dimenticare l’assistente capo Domenico Di Michelangelo e la moglie Marina

Ancona – Come si fa a dire addio a un uomo e a sua moglie, quando entrambi hanno lasciato questo mondo di conseguenza ad una disgrazia: una slavina maledetta piombata all’improvviso su un Hotel.

Come si fa a dire addio a quell’uomo quando con lui hai condiviso, per anni, il quotidiano lavorativo: mucchi di ore – a tutte le ore – passati a fare al meglio il tuo dovere per la salvaguardia e la sicurezza dei cittadini. Sempre al servizio dei cittadini e della loro incolumità.

Il poliziotto, assistente capo, Domenico Di
Il poliziotto, assistente capo, Domenico Di Michelangelo

Domenico Di Michelangelo era un poliziotto: assistente capo. E Marina Serraiocco era sua moglie. La moglie di un poliziotto. Una di quelle donne che imparano in fretta il significato di: “fare il proprio dovere”. Una di quelle mogli che ogni volta che il marito esce di casa con indosso la divisa, pensano e sperano che la sera torni a casa sano e salvo. E che alla lunga imparano a conviverci con un pensiero del genere, sino a farlo diventare parte del quotidiano.

Come fai a dire addio a un uomo così, che per mestiere rischia ogni giorno la vita per andare infine a giocarsela sotto una stupida disgrazia, senza senso, forse evitabile. E quel che è peggio, portando con sé anche la moglie. Lasciando un bimbo orfano che si farà domande senza  avere la possibilità di risposte logiche. Appaganti e risolutive.

Domenico Di Michelangelo e Marina Serraiocco
Domenico Di Michelangelo e Marina Serraiocco

Domenico era un poliziotto, e queste domande e queste riflessioni se le sono poste anche i suoi colleghi poliziotti. Altri uomini con una divisa addosso, con una moglie e dei figli ad aspettarli a casa ogni giorno. E un modo, alla fine, l’hanno trovato per dire addio al loro collega.

«In questi giorni abbiamo pensato a cosa scrivere per ricordare il nostro collega Domenico morto tragicamente insieme alla moglie Marina a causa della valanga che ha travolto l’albergo Rigopiano – hanno scritto in una nota ufficiale – Poi abbiamo pensato che non ci sono parole giuste o particolari che possano raccontare in poche righe i ricordi che  ognuno di noi ha di Dino, né tantomeno delle frasi che possano spiegare questa tragedia. Conoscendolo, pensiamo che lui non avrebbe voluto un lungo discorso o un addio, ma solo un semplice saluto … e allora:

“CIAO DINO, CIAO MARINA!”


4 commenti alla notizia “Ancona – …Ciao Domenico!”:

  1. CINZIA says:

    L’ORO ERANO I MIEI CUGINI STAMPATI IN VISO LA FELICITÀ STRAPPATA DA QUEL MALEDETTO GIORNO…SI ERANO FORMATI UNA FAMIGLIA UN SOGNO MESSO NEL CASSETTO E APERTO… E POI FINISCE IN UN ATTIMO PER L ‘IGLIGENZA NOOOO…LA SOFFERENZA DI AVERCI LASCIATO IL PICCOLO SAMUEL ORFANO….MA L’AMORE NON GLI MANCHERÀ…💖

  2. Francesca says:

    Il bimbo rimasto orfano ha diritto di avere, dallo stato Italiano, un assegno di mantenimento per tutta la vita. E’ un obbligo dello stato. Oltre un indinnizzo per la negligenza dello stato stesso. Gli è dovuto. Nessuno gli restituirà l’amore di una famiglia per colpa di chi stava al caldo con le auto blu piene di benzina e che percepiscono milioni di euro al mese ma che non pensano ad un mezzo fermo senza benzina che poteva salvare la vita a chi è stato abbandonato sotto la neve e i detriti.
    E’ inaccettabile. Chi ha sbagliato deve pagare. Dal presidente del consiglio, dal presidente della regione e via dicendo. Tutti presidenti. Ma cosa presiedono? Spero che i familiari del bimbo non si arrendano mai. Il bimbo, i familiari, tutti noi meritiamo giustizia e dignità.

  3. Silvana says:

    Delrio e Renzi hanno queste morti sulla coscienza.Hanno tolto le risorse alle province che facevano benissimo il servizio di pulitura delle strade in caso di forti nevicate .Senza risorse non si può essere efficienti.Loro hanno giustificato dicendo che così facendo si risparmiava. ..ma non è così. .forse si risparmiava di più diminuendo i loro stipendi!!

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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