Anci Marche sigla accordo con la Guardia Costiera di Ancona

AnconaMaurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche, ed il Contrammiraglio Francesco Saverio Ferrara, direttore marittimo delle Marche e comandante del Porto di Ancona, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione che, partendo dalle rispettive competenze, rafforza l’intesa in materia di scambio di dati ed informazioni, di coordinamento tra le attività turistico-balneari in capo ai Comuni rivieraschi e la regolamentazione della sicurezza sia in mare che negli arenili liberi, per la realizzazione di progetti specifici legati alla salvaguardia della vita umana in mare, sulle spiagge, sulle coste e dell’ecosistema marino, istituendo incontri periodici, tavoli di lavoro e iniziative di approfondimento specifiche.

Ancona – La stretta di mano fra il Contrammiraglio Francesco Saverio Ferrara e Maurizio Mangialardi sancisce l’accordo fra Anci Marche e Guardia Costiera Ancona

L’accordo sottoscritto ad Ancona, della durata di 3 anni, valorizza un protocollo nazionale già in essere tra i vertici dell’Associazione nazionale dei Comuni ed il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera.

«In una regione con 180 km di costa – ha detto Maurizio Mangialardi – la sinergia con la forza militare deputata al controllo della sicurezza in mare e della tutela ambientale è fondamentale. Siamo tra le prime Anci regionali ad aver ratificato a livello locale un accordo sancito anche a livello nazionale».

Soddisfatto anche Francesco Saverio Ferrara: «L’odierno accordo di collaborazione assume, nel rispetto del fondamentale principio della leale collaborazione interistituzionale, un virtuoso esempio di quella meritevole cooperazione tra diversi livelli di governo e di amministrazione che la Guardia Costiera costantemente ricerca – ha sottolineato il Contrammiraglio – Un’iniziativa che intende, quindi, valorizzare le competenze e le professionalità in essere per la miglior tutela dell’uso del demanio marittimo, dell’ambiente e delle coste marchigiane».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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