SiAmo Loreto sollecita interventi di recupero per la pineta di Viale Marche

Castagnani: “Necessaria la riqualificazione del patrimonio arboreo e la sistemazione del percorso pedonale”

Loreto, 7 aprile 2021 – Una delle varie aree a verde di Loreto da troppo tempo dimenticata è la pineta di Viale Marche, un parco che divide due importanti strade percorso quotidianamente da pedoni che si recano in centro città e viceversa. A chiedere ufficialmente la programmazione di interventi per la sua ripulitura, e per la verifica di stabilità di alcuni alberi, è Gianluca Castagnani consigliere di SiAmo Loreto.

Chi abita in Viale Marche a ridosso del Parco qualche anno fa vedeva il mare, oggi la densità e l’altezza del boschetto sono tali che la copertura arborea impedisce tale vista da ogni parte del giardino.

«Occorrerebbe – spiega Castagnani – ragionare su una graduale sostituzione di queste conifere con latifoglie sempreverdi, in modo da creare uno spazio vitale e non solo di passaggio. Di fatto, gli aghi di pino seppelliscono ogni manufatto: le poche panchine, i sentieri che diventano così pericolosamente scivolosi, i marciapiedi. Chiedo che venga effettuata una pulitura dell’area e, nei momenti giusti, la prevenzione da nidi di processionaria, a tutela della salute umana e dei nostri amici a quattro zampe».

Altra nota dolente arriva dai muretti che delimitano gli stessi percorsi pedonali, con mattoni che si staccano e vengono rinvenuti ovunque, spesso al di sotto della coltre di aghi di pino.

La lista civica capeggiata da Cristina Castellani, ufficializzando la richiesta, in sostanza chiede un intervento di ripristino dei muretti a secco, manutenzioni periodiche e quanto richiesto da Castagnani in merito alla composizione arborea ed arbustiva del parco.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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