Oggi, 13 novembre, si chiude la Porta Santa del Giubileo della misericordia

Intervista al rettore Padre Franco Carollo

Loreto. Oggi, 13 novembre alle ore 18, con una solenne cerimonia presieduta da monsignor Giovanni Tonucci Arcivescovo di Loreto, si chiude la Porta Santa della Basilica, aperta il 12 dicembre 2015 in occasione del giubileo dedicato alla misericordia. In undici mesi è stata varcata da parecchie migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

La Porta santa
La Porta Santa della Basilica a Loreto. 

Tracciamo un consuntivo di questo anno giubilare con il Rettore del Santuario, Padre Franco Carollo.

Rettore, questo anno giubilare cosa ha portato spiritualmente a Loreto?

«È stato un anno provvidenziale. Quando Papa Francesco ha indetto questo giubileo non potevamo sapere quale sarebbe stato il suo evolversi nell’arco dell’anno, giunti alla sua conclusione possiamo affermare che è stato molto positivo, vissuto con intensità ed apprezzato dalla gente. Ha visto molte persone avvicinarsi alla fede dopo anni di lontananza, soprattutto attraverso il sacramento della riconciliazione. Abbiamo toccato con mano il cuore dei fedeli, è stato un anno di grazia per tutti i pellegrini arrivati a Loreto, sia singolarmente sia in gruppi organizzati, un confluire vario e variegato da tutte le parti del mondo».

Padre Franco Carollo,
Padre Franco Carollo, Rettore del Santuario

Oltre all’aspetto religioso in senso stretto, il giubileo ha rivalutato anche l’aspetto artistico del santuario?

« Noi abbiamo preparato un depliant per i pellegrini in modo che una volta attraversata la Porta Santa avessero delle indicazioni per un percorso spirituale, che poi, di fatto, è anche un percorso culturale ed artistico all’interno della basilica. Dal passaggio attraverso le cappelle dedicate ai santi, al rivestimento marmoreo della Santa Casa, fino ad arrivare alla stupenda cappella spagnola e a quella tedesca con il bellissimo coro ligneo, per concludersi alla cappella del Santissimo con le raffigurazioni di San Luigi re di Francia. Le guide poi, che accompagnavano i pellegrini, hanno integrato con approfondimenti artistici e storici».

Padre Carollo, dopo il giubileo inizia la preparazione per la festa della Venuta della Santa Casa il 10 dicembre e, a seguire, per il Natale…

«Dicembre per noi è un mese intenso. Si parte con la festa dell’Immacolata che richiama a Loreto pellegrini da tutte le Marche; a seguire, la notte tra il 9 ed il 10 dicembre con la festa della Venuta e la processione, con l’uscita della Vergine Maria in Piazza della Madonna, salutata da tantissimi fedeli in particolar modo provenienti dalla ciociaria. Poi le feste natalizie che, oltre  alla nascita di Gesù ed al mistero dell’incarnazione, ci offrono la devozione verso Maria, e l’arrivo dei re magi  il 6 gennaio».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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