Niente Bonus Santuari per Loreto. Pieroni furibondo

Il primo cittadino: “Una decisione che ci lascia sbigottiti” e fa partire le lettere al Governo, all’Agenzia delle Entrate, al presidente Acquaroli

Loreto, 10 settembre 2021 – Dopo una battaglia durata mesi, finalmente le città santuario sono state incluse tra i beneficiari dei contributi a fondo perduto per i commercianti colpiti dall’emergenza pandemica. La questione è che Loreto, che di questa battaglia è stata per mesi capofila e protagonista assoluta insieme ad Assisi, resta inspiegabilmente fuori dagli aventi diritto, contrariamente alle altre omologhe città santuario, molte delle quali ben più piccole.

Il Santuario di Loreto

Immediata la reazione dell’Amministrazione comunale, con il sindaco Moreno Pieroni che già stamattina ha fatto partire una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro dell’Economia Franco e al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, oltre che al direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini.

Lettera nella quale si chiedono chiarimenti e, soprattutto, un interessamento concreto per porre rimedio ad una decisione che ha del paradossale. Stessa missiva è partita anche all’indirizzo di tutti i parlamentari eletti nelle Marche.

«Una decisione inspiegabile che ci lascia sbigottiti – commenta il sindaco Moreno Pieroniè davvero clamoroso che tra le città santuario non venga inclusa la nostra, che è sede di uno dei più importanti santuari mariani al mondo. Siamo stati i primi, insieme ad Assisi, a sollevare il problema: lo scorso novembre, quando i centri religiosi non erano stati inclusi nel decreto Ristori, il nostro Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità un Ordine del Giorno per integrare anche le città santuario e, successivamente, ci siamo attivati per lo stesso motivo con il decreto Sostegni, varato a marzo dal Governo Draghi».

Loreto – Il sindaco Moreno Pieroni

Sembrava tutto a posto con lo sblocco delle misure da parte del Governo, per poi scoprire che a Loreto non è toccato neppure un centesimo. «Vogliamo vederci chiaro e faremo di tutto per fare valere il nostro diritto – continua Pieroni – Per questo ci appelliamo al presidente Draghi e al ministro competente, così come alla Regione Marche, affinché recepiscano le nostre istanze di città che vive di turismo religioso e perciò drammaticamente colpita dall’emergenza Covid».

Il primo cittadino loretano è intenzionato ad andare fino in fondo per fare chiarezza su una situazione dalle dinamiche non chiare: a quanto pare, la città mariana rispetterebbe tutti i requisiti richiesti per essere tra i soggetti aventi diritto, compresa la classificazione in zona A del centro storico, che nel caso di Loreto sarebbe estesa anche al di fuori della cinta muraria.

Così come è rispettato il requisito demografico di avere più di 10mila abitanti. Anche il rapporto di uno a tre tra gli abitanti e il numero di visitatori residenti in paesi esteri risulta piuttosto ambiguo nella sua interpretazione e, soprattutto, quantificazione.

«A Loreto moltissimi turisti, anche esteri, non si fermano a dormire – specifica il Sindaco – per questo è molto difficile parametrare in modo certo il numero degli stranieri, ma ciò non significa che non ci siano stati in gran numero prima della pandemia. I numeri parlano chiaro: nel nostro bilancio 2020 c’è stato un ammanco di 1 milione e mezzo di euro dovuto allo stop totale del turismo religioso.  A farne le spese sono stati non solo gli albergatori, ma anche i ristoratori e i negozi che contavano su un tipo di presenza anche ‘mordi e fuggi’. Non è possibile non tenere in considerazione questi elementi».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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