Moreno Pieroni: via Junior Cally dal Festival di Sanremo!

L’assessore regionale alla Cultura scrive al Direttore di Rai1 per chiedere l’esclusione del rapper dalla kermesse per i suoi testi definiti maschilisti, sessisti e violenti

Loreto, 22 gennaio 2020 – Mancano circa due settimane all’inizio della 70ª edizione del Festival di Sanremo e la macchina organizzatrice sta viaggiando a pieno ritmo guidata dal presentatore Rai Amadeus. E, come ad ogni edizione, non mancano i pettegolezzi, i sotterfugi, le invidie, le polemiche e le critiche che, vere o costruite che siano, hanno contribuito a fare la fortuna di questa kermesse canora famosissima nel mondo.

In questi giorni, amplificata da tutte le testate nazionali e dalle pagine social, la principale polemica riguarda la partecipazione al Festival di un certo Junior Cally, rapper o trapper che sia, additato al pubblico ludibrio – la condanna è davvero feroce – per i contenuti dei suoi testi definiti maschilisti, sessisti e violenti. Con annesse richieste di censura e insulti vari provenienti da tutta Italia.

L’assessore regionale alla Cultura Moreno Pieroni e il rapper Junior Cally

Una di queste richieste arriva anche da Loreto, dove l’ex sindaco e oggi assessore regionale Moreno Pieroni si è fatto paladino della protesta popolare e ha inviato una lettera ufficiale in veste di assessore alla Cultura e Spettacolo della regione Marche al Direttore di Rai1, dottoressa Teresa de Santis, scongiurando nella missiva la presenza di Junior Cally al Festival di Sanremo e, più in generale, da tutti i programmi televisivi.

La lettera scritta dall’assessore Moreno Pieroni al direttore di Rai1 Teresa de Santis

A leggere i testi del rapper, in effetti, la sensazione di sgradevolezza che se ne ricava è nettamente superiore a qualsiasi valenza artistico/culturale ipotizzabile. Per questo pubblichiamo integralmente in calce all’articolo un suo testo, Strega, affinché il lettore possa rendersi conto e giudicare da sé (ovviamente, chiediamo scusa ai lettori per le volgarità, ndr).

Resta sospesa una domanda: la Commissione giudicatrice del Festival presieduta dal presentatore Amadeus, l’organismo cioè composto da addetti ai lavori che valuta e ascolta tutte le canzoni inviate e sceglie quelle idonee a parteciparvi, che non ha bocciato ma concesso al rapper di salire sul palco dell’Ariston, è davvero una commissione formata da esperti?

Il presentatore Rai Amadeus prossimo conduttore del Festival di Sanremo (foto Il Foglio)

Qui siamo di fronte a nefandezze inaccettabili, presentate sottoforma di un prodotto artistico/musicale che offende le donne riducendole a puro oggetto sessuale, insulta gli uomini per bene, incita alla violenza più becera. Non c’è nessuna valenza artistica perché non è sufficiente aggiungere note musicali ad un testo per farne una canzone. Non è così che si sdogana una bestemmia! Neppure di fronte alla libertà d’espressione e di pensiero.

Il testo di Strega cantato da Junior Cally

Theodor Malkova

Robin Hood, deruba ricchi
Malibù, limone a spicchi
Si fanno le storie con quaranta fighe
Ma poi arrivo io quindi tu non ficchi
Dentro al gioco, chiappe strette
Amici rapper, solo marchette
Voglio vedere la vostra faccia sopra i pacchetti delle sigarette
Sì, li ho uccisi tutti quanti io

Sì, li ho uccisi, signor maresciallo
Gliel’ho servita come han fatto loro
Gliel’ho servita sopra a un piatto caldo
Testa alta quando ti parlo
Guardami in faccia quando ti parlo
Mi hanno sfidato, è stata una cazzata
Come quando scopi e ti togli il ritardo
Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia
Balla mezza nuda, dopo te la da
Si chiama Gioia perchè fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera

Vieni a vedere che bella la Luna da sopra i palazzi
Siamo la voce della libertà per questi ragazzi
Sono la strega che fa
Sono la strega che fa

Sono la strega che fa “Shu-shulala!”

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

La gente che giudica, piccola
Dentro il cervello, frà, briciola
Rispondi a parole che bene assestate possono spezzare la loro mandibola
Ho fatto un’orgia frate dentro casa
Dentro casa, frate dentro casa
Ma a succhiarmi il cazzo non c’erano grupie ma metà della scena italiana (ya!)
Comandati, frate schiavizzati dagli apparecchi digitali
Medici privati costano troppo
Come cazzo faccio coi medicinali?
Fanculo lo stato, fanculo l’Italia
Fanculo ogni membro della polizia
Ci entro dentro con lo sguardo di mio padre che entra dentro una farmacia

Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Siamo le streghe libere di bere per tutta la noche (ya, ya)
Beviamo, cantiamo, corriamo, moriamo veloce (ya, ya)
Ci bruciano in piazza, ma tanto lo sai che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)
Che resuscitiamo (ya, ya)

Che resuscitiamo…

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo