Maltempo: c’è tempo fino al 24 luglio per denunciare i danni

Vale per le strutture pubbliche, private e quelle produttive

Loreto, 20 luglio 2019 – Con nota del 15 luglio 2019 la Regione Marche ha comunicato che entro il 26 luglio 2019 i Comuni, in seguito all’emergenza maltempo del 9 e 10 luglio u.s., devono trasmettere al Dipartimento per le Politiche Integrate di Sicurezza e per la Protezione Civile i dati relativi alla ricognizione dei danni subiti sia dalle strutture pubbliche che da quelle private, comprese le produttive.

I cittadini che hanno subito danni, si legge in una nota ufficiale del Comune a firma del primo cittadino Paolo Niccoletti, sono invitati a far pervenire le proprie segnalazioni all’ufficio protocollo comunale, anche a mezzo posta elettronica all’indirizzo mail istituzionale: comune.loreto@emarche.it

La segnalazione deve contenere, pena l’irricevibilità:

  • Nome, cognome, ragione sociale, codice fiscale o partita Iva del richiedente
  • Titolarità rispetto al bene danneggiato (proprietario, usufruttuario, altro)
  • Luogo in cui si è rilevato il danno (indirizzo, civico, frazione)
  • Tipologia dell’immobile, dei beni strumentali e le generalità del danno ricevuto
  • Breve descrizione dei danni segnalati
  • Documentazione fotografica attestante i danni subiti
  • Stima presunta dei danni

scadenza presentazione documentazione

Entro le ore 24.00 del giorno 24 luglio 2019

Le comunicazioni oltre tale termine, o non contenenti le informazioni e la documentazione richiesta, non verranno prese in considerazione.

Come specificato anche nella nota della Regione Marche, la rilevazione è destinata esclusivamente a una sommaria ricognizione del danneggiamento e quindi non comporta alcun vincolo ed obbligo per l’Amministrazione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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