Loreto – Passo indietro del sindaco sull’antenna nel centro storico

Il comitato di protesta dei cittadini raggiunge un primo obiettivo

Loreto – Punto a favore del comitato per la tutela dei beni culturali ed ambientali, sorto spontaneamente per dire No all’installazione di un’antenna radio trasmittente  nel pieno centro cittadino.

Il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti
Il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti

Il sindaco Paolo Niccoletti, dopo un incontro avvenuto  nella sede comunale con alcuni docenti dell’Università Politecnica delle Marche specializzati in materia, ha deciso di riconsiderare l’installazione della stazione radio base sopra l’hotel Loreto in pieno centro storico. Lo ha fatto attraverso una missiva, con valore di  atto ufficiale, inviata al responsabile del IV settore del Comune.

Raggiunto telefonicamente dal giornale, Niccoletti ha dichiarato: «Era giusto ed opportuno, trattandosi della salute dei cittadini, contattare esperti in materia. E visto che sono state rilevate delle possibili problematiche nel procedimento seguito dagli uffici competenti, e considerando le specifiche complessità  tecniche, ho ritenuto opportuna la necessità di un ulteriore approfondimento istruttorio con eventuale riesame del procedimento autorizzativo. Soprattutto – ha sottolineato il primo cittadino – alla luce del regolamento comunale per il controllo dei campi elettromagnetici e delle altre norme urbanistico-edilizie del Comune stesso».

Franco Raffi, presidente del comitato di protesta
Franco Raffi, presidente del comitato di protesta

Nella sua conclusione, Niccoletti non ha dimenticato di cercare di stemperare i toni nei confronti del comitato di protesta dei cittadini. Dandogli diplomaticamente una parte di merito per il ripensamento del Comune: «Ovviamente – ha ammesso – è stata presa in considerazione la segnalazione del comitato del prof. Franco Raffi. E tengo a sottolineare che la questione non è assolutamente di natura politica ma tecnica e procedurale».

Dunque, la fiction dell’antenna non finisce qui. Sono attese altre puntate con ulteriori colpi di scena.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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