Loreto – Identificati i ladri seriali di merce dell’Oasi Family

Immortalati nei video delle telecamere di sorveglianza

Loreto – Ieri mattina, a conclusione delle indagini in relazione alla denuncia di furto sporta lo scorso 9 ottobre dal responsabile del supermercato Oasi Family di Via Pizzardeto, i carabinieri hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica per il reato di furto aggravato in concorso, due ladri seriali napoletani identificati per M.G., nato ad Acerra (NA) nel 1984, residente ad Afragola (NA), e P.M., nato nel 1961 e residente a Casoria (NA), entrambi coniugati, nullafacenti e pluripregiudicati per reati contro il patrimonio.

Loreto – L’esterno dell’Oasi Family

A loro carico, sono stati raccolti gravi e precisi indizi di colpevolezza in ordine al furto consumato nel citato supermercato, grazie anche alla visione di numerosi video ricavati dalle telecamere di sorveglianza, che hanno immortalato più volte i malfattori in azione.

I due, in più riprese, attuando comportamenti ambigui e truffaldini hanno tratto in inganno le cassiere, pagando piccole somme a fronte della merce effettivamente presa e presente nei carrelli, occultata abilmente e coperta da altra merce, riuscendo complessivamente a sottrarre al pagamento un ingente quantitativo del valore complessivo di circa €. 5.000,00.

Nello specifico, circa 900 pezzi di scatolame vario tra cui tonno, caffè, latte in polvere  e vasetti di nutella.

A carico dei due furfanti è stata redatta la proposta per l’irrogazione del foglio di via obbligatorio per 3 anni dal Comune di Loreto.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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