Loreto – Denuncia-esposto contro il Comune

L’Associazione Luca Coscioni mette all’indice l’indifferenza degli amministratori locali sul tema delle barriere architettoniche

Loreto – Il 25 gennaio, ad opera dell’Associazione Luca Coscioni, è stato inviato alla Procura della Repubblica di Ancona un esposto verso il Comune di Loreto per la mancata adozione del PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche).

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Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’Associazione Luca Coscioni

«Ci siamo dovuti rivolgere alla magistratura per avere giustizia – spiega Renato Biondini, segretario della cellula anconetana dell’associazione – per far rispettare i diritti delle persone con disabilità motoria e sensoriale, far rispettare la legge; valutando eventuali responsabilità degli amministratori del Comune di Loreto».

Non è solo una questione di mancato rispetto della normativa sulle barriere architettoniche – si legge in un comunicato – quello che l’associazione non può accettare è l’indifferenza e le mancate risposte che l’amministrazione comunale è tenuta a dare per legge.

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«Ma come è possibile – rincara Biondini – che il Comune di Loreto non risponda a quattro lettere, di cui due del difensore civico regionale? Noi crediamo che in un paese civile ci debba essere lo stato di diritto, uno Stato cioè, dove le regole sono rispettate in primis dalle istituzioni pubbliche, come i Comuni appunto».

Quattro lettere inviate dall’Associazione Luca Coscioni al sindaco dove si chiedeva se nel Comune erano state adottate tutte le opportune misure – riconosciute dalla legge – nei confronti dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Quattro lettere alle quali il primo cittadino ha ritenuto non dare seguito.

«Se in Italia ci fosse una giustizia giusta – osserva ancora Biondini – avremmo potuto far valere le nostre ragioni, la legge è dalla nostra parte, purtroppo temiamo che anche a causa della lentezza dei tempi della giustizia, sarà difficile. Nonostante tutto, diamo fiducia alla magistratura».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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