Loreto – Centro storico: il ripetitore non lascia ma raddoppia

Il comitato di protesta chiede un incontro con il sindaco che si dice disposto a riconsiderare la questione

Loreto – Spunterà una nuova antenna in pieno centro storico, sopra la torre civica, un impianto di comunicazione elettronica broadband wireless access. La società che installerà l’impianto ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso: dall’Arpam, direzione provinciale di Ancona, per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico; dalla Asurav 2, servizio igiene e sanità pubblica; dal Utc settore IV Comune di Loreto riguardante l’impatto paesaggistico.

la skyline di Loreto
la skyline di Loreto potrebbe cambiare se venisse installato un nuovo ripetitore sulla torre civica

Questo tipo di attrezzatura è di caratteristiche diverse dall’antenna che contestano i residenti del centro storico, quella che verrà installata sopra l’Hotel Loreto nel centralissimo Corso Boccalini.

I cittadini che hanno istituito un comitato di protesta, continuano a raccogliere le firme contro l’installazione. Ieri sera, 11 gennaio, si sono riuniti per decidere le azioni da intraprendere per evitare la messa in funzione  dell’apparato ripetitivo, chiedendo al sindaco, attraverso una missiva, di sospendere i lavori. Dalla documentazione acquisita dal comitato pare esserci un errore riguardante l’iter burocratico per l’ottenimento delle autorizzazioni.

Si è scoperto che il sito del centro storico interessato all’installazione non rientri tra i cinque elencati nel regolamento comunale per questo tipo di antenna. In centro, secondo il regolamento, si possono installare solo microcelle di una potenza limitata.

L'hotel Loreto
L’hotel Loreto lungo il centralissimo Corso Boccalini 

Ma non è tutto. L’antenna verrebbe montata su un tetto a suo tempo condonato, e non si sa se questo è in grado di reggere il peso dell’impianto.

Un comitato di cittadini molto determinato a far valere le proprie ragioni, dunque, opposto ad un primo cittadino che, posto di fronte alla questione, si è detto disposto a vagliare e a riconsiderare la scelta. Un passo indietro del sindaco giustificato dal fatto che quello in discussione non è un problema politico, ma riguarda la salute pubblica.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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