Loreto – Centro storico: il ripetitore non lascia ma raddoppia

Il comitato di protesta chiede un incontro con il sindaco che si dice disposto a riconsiderare la questione

Loreto – Spunterà una nuova antenna in pieno centro storico, sopra la torre civica, un impianto di comunicazione elettronica broadband wireless access. La società che installerà l’impianto ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso: dall’Arpam, direzione provinciale di Ancona, per quanto riguarda l’inquinamento elettromagnetico; dalla Asurav 2, servizio igiene e sanità pubblica; dal Utc settore IV Comune di Loreto riguardante l’impatto paesaggistico.

la skyline di Loreto
la skyline di Loreto potrebbe cambiare se venisse installato un nuovo ripetitore sulla torre civica

Questo tipo di attrezzatura è di caratteristiche diverse dall’antenna che contestano i residenti del centro storico, quella che verrà installata sopra l’Hotel Loreto nel centralissimo Corso Boccalini.

I cittadini che hanno istituito un comitato di protesta, continuano a raccogliere le firme contro l’installazione. Ieri sera, 11 gennaio, si sono riuniti per decidere le azioni da intraprendere per evitare la messa in funzione  dell’apparato ripetitivo, chiedendo al sindaco, attraverso una missiva, di sospendere i lavori. Dalla documentazione acquisita dal comitato pare esserci un errore riguardante l’iter burocratico per l’ottenimento delle autorizzazioni.

Si è scoperto che il sito del centro storico interessato all’installazione non rientri tra i cinque elencati nel regolamento comunale per questo tipo di antenna. In centro, secondo il regolamento, si possono installare solo microcelle di una potenza limitata.

L'hotel Loreto
L’hotel Loreto lungo il centralissimo Corso Boccalini 

Ma non è tutto. L’antenna verrebbe montata su un tetto a suo tempo condonato, e non si sa se questo è in grado di reggere il peso dell’impianto.

Un comitato di cittadini molto determinato a far valere le proprie ragioni, dunque, opposto ad un primo cittadino che, posto di fronte alla questione, si è detto disposto a vagliare e a riconsiderare la scelta. Un passo indietro del sindaco giustificato dal fatto che quello in discussione non è un problema politico, ma riguarda la salute pubblica.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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