Il Consiglio regionale boccia la tutela dei servizi dell’ospedale Santa Casa

Respinta la mozione della Lega Nord su radiologia e chirurgia breve

Loreto. Il Consiglio regionale, con 16 voti contrari e 10 voti favorevoli (le opposizioni in blocco),  ha bocciato la mozione presentata dalla Lega Nord sulla tutela dei servizi dell’Ospedale Santa Casa di Loreto.

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Nello specifico, i tre consiglieri della Lega Nord Zaffiri, Malaigia e Zura Puntaroni, chiedevano il rispetto degli atti sull’arrivo della risonanza magnetica e del deficit nella diagnostica degli esami, in particolare raggi x ed ecografie.

Spiega il consigliere Zaffiri: “Il nosocomio lauretano è  carente di ben quattro medici: due andati in pensione e mai rimpiazzati e due in maternità”.

Forse, consigliere, per il rimpiazzo si sta aspettando la costruzione del nuovo ospedale.

“L’ospedale che si sta costruendo nella Zona Sud di Ancona è ancora in alto mare, ed è per questo che sarebbe opportuno tutelare il più possibile l’ospedale Santa Casa di Loreto, anche per l’elevata professionalità del personale in servizio. Addirittura, il dott. Pelati ha adibito nuove stanze per la chirurgia del tunnel carpale dal momento che non erano previste. Resta preminente anche mantenere e migliorare il Polo Senologico dell’ospedale lauretano, fra le migliori strutture del genere presenti nell’Area Vasta a sud di Ancona. E si consideri che neppure l’ospedale di Osimo effettua questa tipologia di prestazioni, con notevoli disagi per i cittadini”.

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Zaffiri ha ragione, si è persa un’altra occasione per dare un buon servizio ai cittadini costretti, per certe prestazioni, a rivolgersi addirittura all’ospedale di Torrette. La Regione, più lenta di una tartaruga e aggrovigliata nelle pastoie della burocrazia, si fa forte e non prende decisioni adducendo la scusa che presto sarà pronto il nuovo ospedale a Camerano. Quello che dovrebbe risolvere tutte le questioni. Quello che non dice, ma che è evidente a tutti, è che per quell’ospedale occorrerà aspettare almeno 3 o 4 anni. O forse più. 3 o 4 anni di disservizi. O forse più.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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