Il Consiglio regionale boccia la tutela dei servizi dell’ospedale Santa Casa

Respinta la mozione della Lega Nord su radiologia e chirurgia breve

Loreto. Il Consiglio regionale, con 16 voti contrari e 10 voti favorevoli (le opposizioni in blocco),  ha bocciato la mozione presentata dalla Lega Nord sulla tutela dei servizi dell’Ospedale Santa Casa di Loreto.

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Nello specifico, i tre consiglieri della Lega Nord Zaffiri, Malaigia e Zura Puntaroni, chiedevano il rispetto degli atti sull’arrivo della risonanza magnetica e del deficit nella diagnostica degli esami, in particolare raggi x ed ecografie.

Spiega il consigliere Zaffiri: “Il nosocomio lauretano è  carente di ben quattro medici: due andati in pensione e mai rimpiazzati e due in maternità”.

Forse, consigliere, per il rimpiazzo si sta aspettando la costruzione del nuovo ospedale.

“L’ospedale che si sta costruendo nella Zona Sud di Ancona è ancora in alto mare, ed è per questo che sarebbe opportuno tutelare il più possibile l’ospedale Santa Casa di Loreto, anche per l’elevata professionalità del personale in servizio. Addirittura, il dott. Pelati ha adibito nuove stanze per la chirurgia del tunnel carpale dal momento che non erano previste. Resta preminente anche mantenere e migliorare il Polo Senologico dell’ospedale lauretano, fra le migliori strutture del genere presenti nell’Area Vasta a sud di Ancona. E si consideri che neppure l’ospedale di Osimo effettua questa tipologia di prestazioni, con notevoli disagi per i cittadini”.

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Zaffiri ha ragione, si è persa un’altra occasione per dare un buon servizio ai cittadini costretti, per certe prestazioni, a rivolgersi addirittura all’ospedale di Torrette. La Regione, più lenta di una tartaruga e aggrovigliata nelle pastoie della burocrazia, si fa forte e non prende decisioni adducendo la scusa che presto sarà pronto il nuovo ospedale a Camerano. Quello che dovrebbe risolvere tutte le questioni. Quello che non dice, ma che è evidente a tutti, è che per quell’ospedale occorrerà aspettare almeno 3 o 4 anni. O forse più. 3 o 4 anni di disservizi. O forse più.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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