Il Comune di Loreto dona 2mila mascherine alla Rsa Abitare il Tempo

La struttura assistenziale riapre alle visite dei familiari con le necessarie protezioni e condizioni di sicurezza a tutela di tutti

Loreto, 12 giugno 2020 – Il Comune di Loreto ha donato e consegnato ieri, duemila mascherine alla Residenza sanitaria assistenziale Abitare il Tempo – Santo Stefano Riabilitazione di Loreto.

«Ringraziamo il sindaco Paolo Niccoletti per questo gesto – dice il dott. Antonio Novelli, direttore di Abitare il Tempo e coordinatore delle altre Rsa marchigiane del Gruppo Kos Care – e cogliamo l’occasione per informare il Primo Cittadino che la Rsa lauretana riapre alle visite dei parenti degli ospiti ricoverati».

Il dott. Antonio Novelli, direttore di Abitare il Tempo

Per figli, nipoti, congiunti, è pertanto giunto il momento tanto atteso di poter rivedere i propri cari. La struttura, infatti, ha recepito prontamente le indicazioni ministeriali e le recenti direttive regionali ed è pronta per avviare un percorso di apertura, progressiva e molto ponderata per continuare a garantire sicurezza e controllo in questa delicata Fase 2 del contrasto e contenimento del Covid19.

«La chiusura della nostra Rsa di fine di febbraio è stata una decisione dolorosa – continua Novelli – ma necessaria per limitare i contagi. Adesso – conclude – è ora di tornare a fare quello che sappiamo fare: accogliere! Le nostre strutture sono pronte ad accogliere di nuovo pazienti e parenti in condizioni di massima sicurezza, nella più rigorosa ottemperanza delle procedure e delle indicazioni ministeriali e regionali con percorsi protetti e condivisi con i distretti sanitari e i dipartimenti di prevenzione con i quali si opera in stretto raccordo».

Loreto – La Rsa Abitare il Tempo – Santo Stefano Riabilitazione

Accesso dei familiari

Una porta finestra che si affaccia sul giardino consente l’incontro a distanza di sicurezza tra il familiare, che resta all’esterno della struttura, e il paziente che si trova all’ interno. I dispositivi di protezione individuale, qualora il parente ne fosse sprovvisto, verranno forniti dalla struttura; l’incontro avverrà su appuntamento, contingentato nel tempo e nello spazio e sotto la sorveglianza e il supporto di una educatrice. Per situazioni particolari, videochiamate già attive e percorsi personalizzati di massima sicurezza.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

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di Paolo Fileni

L’immortalità di Giacomo Leopardi

Quel L’Infinito che quando ti entra dentro non t’abbandona più


27 giugno 2020 – 222 anni fa nasceva a Recanati tal Giacomo Leopardi (foto), precisamente il 29 giugno. E a distanza di tanto tempo ancora ne parla il mondo intero. Lo stesso giorno, ma 156 anni dopo, sono nato anch’io ma chissà per quale insondabile motivo non ne parla nessuno. Sarà che lui ha visto la luce in una ridente cittadina all’interno di una nobile famiglia, mentre chi scrive l’ha vista da San Marcello all’interno di una famiglia di estrazione contadina… Chi vuoi che sappia dove sta San Marcello?

Scherzi a parte, e la data di nascita non c’entra nulla, l’immenso Giacomo Leopardi è di gran lunga il mio poeta preferito. Anche Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio m’hanno sempre intrigato, lo confesso, ma il Leopardi parecchio di più.

Delle celebrazioni del 222esimo dalla sua nascita parliamo in altra parte del giornale, qui, nello spazio tutto mio, vorrei parlare di lui in modo intimamente personale. La gran parte dei giovani e degli studenti di oggi, con tutta probabilità avranno conosciuto il Leopardi grazie a ‘Il giovane favoloso’, il bellissimo film di Mario Martone uscito sugli schermi nel 2014 e interpretato mirabilmente da Elio Germano.

Personalmente l’ho conosciuto (culturalmente parlando) sui banchi di scuola, anche se all’epoca mi risultò alquanto palloso. Ma all’epoca mi risultava pallosa quasi ogni materia che mi veniva insegnata, applicazioni tecniche a parte. A farmelo riscoprire nella sua immensa grandezza di studioso e letterato, quando avevo poco più di vent’anni, fu un’insegnante di recitazione durante un corso che frequentai presso il Teatro Nuovo di Torino. Fu lei a insegnarci la corretta lettura e dizione de l’Infinito. E all’improvviso, davanti agli occhi e nel profondo del cuore, mi si aprì un mondo fantastico che mi cambiò e mi fece crescere intellettualmente.

Ho amato ed amo tutt’ora L’Infinito, al punto da inserire questa poesia nel mio romanzo ‘Il destino dei tonni’, mettendola in bocca e nei pensieri di una ragazza siciliana di umili origini che nel 1957 paragona gli “… interminati spazi di là da quella (siepe), e sovrumani silenzi e profondissima quiete…” , all’orizzonte e agli spazi infiniti del mare che vede dal porticato di casa sua a Porticello (Palermo).

Una forzatura letteraria, la mia, che testimonia l’universalità della poesia quando a rendere visione palpabile un sentimento, una riflessione e un’emozione è un grandissimo della nostra letteratura. La profondità culturale e la sensibilità di Giacomo Leopardi non hanno uguali nella sua sofferenza interiore, nella sua visionaria lucidità. L’immenso poeta meraviglioso tocca corde sensibili e sottilissime che mi porto dentro da sempre. “E il naufragar m’è dolce nel Suo mare”.

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