Felipe, l’ennesimo spacciatore beccato a Loreto

È un operaio ventiduenne di origini brasiliane in regola con il permesso di soggiorno

Loreto – Ieri pomeriggio, domenica 9 aprile, nel corso di un posto di blocco attuato dai carabinieri in Via Aldo Moro è stato prima fermato e poi perquisito Felipe Silvera De Freitas, che viaggiava a bordo di una Fiat 500.

Posto di controllo dei carabinieri in Numana
Un posto di blocco dei carabinieri lungo le strade del territorio 

Operaio brasiliano, classe 1995, residente a Loreto, celibe, Felipe è risultato essere in regola con il permesso di soggiorno. Il suo atteggiamento ambiguo e schivo, però, insospettiva i militi che procedevano ad una attenta perquisizione alla persona. Nel suo zainetto, venivano così rinvenuti circa 8 grammi di hashish suddivisi in tre pezzi e uno di marijuana. Sostanze già separate e confezionate pronte allo spaccio.

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La successiva perquisizione presso il domicilio di Felipe, all’interno di un mobile della sala da pranzo, fruttava la scoperta di altri 90 grammi di hashish, di una bilancina elettronica di precisione e di altro materiale idoneo a sezionare, triturare e confezionare dosi di stupefacente. Oltre a bustine di cellophane, coltellini, forbici e grinder sporchi della stessa sostanza.

Tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione illegale di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, Felipe veniva posto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza per rito direttissimo prevista per la mattinata odierna presso il Tribunale di Ancona.

10-aprile-droga

Alle 13 di oggi, il Giudice ha convalidato l’arresto e, su richiesta dei termini di difesa dell’imputato, ha rinviato il dibattimento all’udienza del prossimo 15 giugno. Nel frattempo, nei confronti di Felipe è stata applicata la misura cautelare coercitiva dell’obbligo di firma giornaliera presso la stazione Carabinieri di Loreto.

 

redazionale

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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