Emergenza Covid-19, il sindaco Pieroni scrive a Case di riposo ed RSA

“Non esitate ad adottare ulteriori misure che si rendano necessarie per tutelare sempre più ospiti e dipendenti”

Loreto, 21 ottobre 2020 – L’emergenza pandemia in atto, con il ritorno prepotente del Covid-19 che come da statistiche sanitarie colpisce particolarmente gli anziani, ha indotto il sindaco Moreno Pieroni a scrivere una lettera a Case di riposo ed RSA che insistono sul territorio loretano. Il suo invito, rivolto al personale che opera in tali strutture, in sostanza è quello di non esitare a mettere in campo tutte le misure necessarie e possibili per la salvaguardia e la tutela delle persone ospitate e del personale stesso.

Il sindaco di Loreto, Moreno Pieroni

Il testo integrale della lettera

Spettabile Struttura, Cari Ospiti, 

Come ben sapete in queste ultime settimane è in corso una recrudescenza del virus Covid-19 che sta obbligando a nuove misure restrittive. Ritengo doverosa la mia attenzione verso le Case di riposo e le R.S.A che ospitano le persone più fragili e al tempo stesso più importanti per le nostre famiglie. Sono certo che si stanno già adottando tutti i protocolli previsti, che il personale lavora e si impegna con diligenza e concentrazione; pertanto il mio invito è quello di non esitare ad adottare ulteriori misure che si rendano necessarie per tutelare sempre più ospiti e dipendenti. Il Comune di Loreto e io personalmente restiamo a disposizione per ogni necessità possa insorgere in merito.

Nell’auspicio di poterci incontrare al più presto, liberi dalle preoccupazioni di questo particolare momento, l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

Moreno Pieroni Sindaco Di Loreto

In merito alla situazione dei contagi, va ricordato che nell’ultima comunicazione ufficiale datata 19 ottobre il Sindaco aveva trasmesso i dati numerici della realtà loretana che registrava 9 persone positive e 13 in quarantena.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Adriano Olivetti e Brunello Cucinelli ʽpezzi uniciʼ

Fino a che punto il Covid-19 cambierà il mondo?


Camerano, 14 novembre 2020 – Ieri, durante l’ormai consueto appuntamento pomeridiano in video-chat con l’amico Nicola Evoli dal Minnesota (Usa), si è parlato del futuro post Covid delle aziende italiane. Di come sarà inevitabile un cambio di mentalità e di rapporti fra imprenditore e dipendenti; fra imprenditore e mercati, fra le stesse aziende.

Lui, Nicola, a sostenere l’inevitabilità della trasformazione. A ribadire, io, che una volta distrutta la bestia e tornati ad abbracciarci come se nulla fosse stato, non cambierà un bel niente: l’imprenditore continuerà a rincorrere il profitto mettendolo al centro dei propri obiettivi primari, l’operaio continuerà a guardare al suo titolare come al padrone. Gli farà i complimenti di circostanza fino a quando lo stipendio sarà garantito e lo attaccherà e lo denigrerà quando la busta a fine mese non arriverà più.

Sta nell’ordine delle cose da sempre, dal tempo dei Faraoni e dei Romani, dal tempo del latifondo e della rivoluzione industriale, dal tempo della Fiat del capostipite Agnelli fino alla Tod’s dei Della Valle di oggi, della Luxottica di Del Vecchio, della dolciaria Ferrero dell’omonima famiglia. Certo, dai Faraoni alla Ferrero sono passati quattromila anni e più. Dalla frusta e lo sfruttamento indiscriminato iniziale siamo arrivati ai contratti integrativi con benefit aziendali, alle ferie pagate e all’assistenza sanitaria per tutti, ma il padrone è sempre il padrone e l’operaio è sempre l’operaio.

E così sarà per sempre. O almeno, fino a che esisterà l’iniziativa privata e l’economia del profitto. Il Covid-19 è solo una parentesi; un incidente di percorso che va ad aggiungersi inaspettatamente e imprevedibilmente ad altre problematiche aziendali. Attacca gli individui togliendogli l’aria nei polmoni; manda in crisi le economie perché i troppi contagi e le criticità sanitarie obbligano a chiudere le attività, ma questo non inciderà più di tanto sui processi mentali e gestionali di chi fa impresa e di chi deve far quadrare i bilanci, grande o piccola che sia l’attività.

Poi, è vero. Ci sono le eccezioni. Con Nicola si è parlato e parleremo ancora lunedì prossimo di imprenditori illuminati come Adriano Olivetti, fautore dell’idea che il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità; o come Brunello Cucinelli, il re miliardario del cachemere con azienda a Solomeo (PG), che persegue “il capitalismo umanistico contemporaneo con forti radici antiche, dove il profitto si consegua senza danno o offesa per alcuno, e parte dello stesso si utilizzi per ogni iniziativa in grado di migliorare concretamente la condizione della vita umana: servizi, scuole, luoghi di culto e recupero dei beni culturali”.

Davvero tutto molto bello, sano e giusto. Ma Adriano Olivetti è morto sessant’anni fa e la sua azienda non c’è più. Brunello Cucinelli invece è sì vivo e vegeto (aggiungo che il fatto sia italiano m’inorgoglisce parecchio), e i suoi miliardi guadagnati onestamente è vero che li sta spendendo per migliorare la condizione della vita umana, dipendenti compresi. Purtroppo, all’orizzonte di Brunello ce ne sono solo due. L’altro che conosco è altrettanto unico e immenso, ma è un vino rosso talmente buono e “carestòso” da essere troppo lontano dalle mie tasche di operaio dell’informazione.

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