Variante al Prg: io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…

Solidarietà Popolare per Castelfidardo attacca le scelte messe in campo dalla Giunta Ascani

Castelfidardo 3 luglio 2020 – La lista Solidarietà Popolare per Castelfidardo entra nel merito della variante al Piano regolatore generale dopo il suo passaggio in Consiglio comunale. E lo fa denunciando come questo strumento politico così importante: “come al solito non è stato minimamente condiviso in fase di stesura con le opposizioni”. Evidenziando, a suo dire, due palesi incongruenze della Giunta 5 Stelle al grido di: “Cca nisciuno è fesso” per dirla alla Totò.

La prima incongruenza evidenziata da SPC è la trasformazione alle porte del Cerretano di un’ampia area che da agricola diventa produttiva, “eliminando così l’unico filtro di verde rimasto verso la parte residenziale. Fra l’altro in un momento di crisi con decine di capannoni vuoti ed in vendita”.

Veduta panoramica di Castelfidardo (foto di Luca Galluzzi)

La seconda riguarda la questione del campetto di Via dei Castagni, in zona Sant’Agostino, che la maggioranza ha deciso di trasformare da verde pubblico in verde privato.  “Chi ne ha voglia e tempo vada a sentire le motivazioni date in Consiglio dal Sindaco per sostenere l’operazione”.

«Ascani (con delega all’urbanistica) – spiega Solidarietà Popolare per Castelfidardo – si è giustificato dicendo che quel campetto avrebbe richiesto una sistemazione troppo costosa, non essendo a norma né accessibile. E, sentite sentite, “causa del proliferare di episodi di criminalità”. Ci viene da pensare che neanche sappia dov’è quell’area. Perché è accessibile, utilizzata e ben tenuta. E non comprendiamo la connessione con la criminalità».

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

Insomma, parrebbe che la Giunta Ascani anziché sostenere la valorizzazione del patrimonio verde fidardense punterebbe a venderlo. Dimenticando quanto scritto nel loro programma elettorale che prevedeva: “la riduzione delle aree edificabili ed il recupero e valorizzazione delle aree verdi pubbliche (e di quartiere)”.

«Dopo la difesa d’ufficio in Consiglio, all’insorgere delle opposizioni e di parte dei cittadini che scrive Ascani? – continua la denuncia di SPC – Che è tutto un fraintendimento, che si voleva solo valutare se c’era interesse di privati (ma allora si voleva vendere!). Che il passaggio in Consiglio non era vincolante (?).  Una falsità. Nella prima adozione entrano infatti solo le scelte condivise dalla maggioranza. Altro che fandonie!».

L’intervento di SPC si conclude con una precisa condanna verso l’operato della Giunta penta stellata: «Ciò che più colpisce e disarma di questa Variante è l’assoluta assenza di programmazione. Il Prg è lo strumento che più di ogni altro permette ad una Amministrazione di disegnare la città, individuandone lo sviluppo e la sua rigenerazione. Qui c’è il vuoto totale: una sommatoria di richieste e aggiustamenti che accontenta pochi e non regala nulla alla città. Da chi ha sempre criticato il vecchio modo di fare politica, da chi voleva rivoltare la città come un calzino, ci aspettavamo sinceramente di più».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Il dilemma dei cameranesi doc

Dove andrà a finire il loro voto per le Regionali?


Camerano, 16 settembre 2020 – Mancano quattro giorni all’apertura dei seggi per votare sì o no al referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Un election day per la verità, dal momento che qui nelle Marche si vota anche per eleggere il nuovo Presidente di Regione e, in tre Comuni nella provincia di Ancona, si vota anche per eleggere il nuovo Sindaco.

Qui a Camerano saranno due le schede che verranno consegnate agli elettori: quella per il referendum e quella per le regionali. E su quest’ultima mi vorrei soffermare. Non foss’altro, perché qui a Camerano a distanza di vent’anni c’è un cameranese doc candidato alla carica di consigliere regionale nelle fila di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Unico candidato in tutto il Comune. Si chiama Lorenzo Rabini (foto) e in paese lo conoscono praticamente tutti. Perché è stato – ed è –  consigliere comunale dal 2001 e consigliere provinciale dal 2007.

Una lunga militanza politica la sua, che nel 2000 lo aveva già portato ad una prima candidatura alla Regione: “Quello fu un modo per farmi conoscere territorialmente” dice lui a tal proposito.

Ma è un’altra la riflessione che vorrei fare e la domanda che mi pongo. Una curiosità che senz’altro verrà appagata il 22 settembre a scrutini terminati. Quanti voti i cameranesi, dirotteranno su di lui? Camerano è un Comune che da decenni è governato dal PD, anche se il sindaco in carica me lo negò espressamente a precisa domanda anni fa. E se il PD sta lì da tempo, significa che di simpatizzanti in paese ne ha una buona manciata.

Cosa prevarrà negli animi di questi simpatizzanti, la bocciatura a prescindere verso un uomo di centrodestra, o la volontà e la necessità di avere in Regione uno che li rappresenti? Per giunta, uno di loro, un compaesano. Detta in un altro modo, quanto hanno colto, i cameranesi, della lunga esperienza politica accumulata negli anni da Rabini? Quanto potrà essere utile un compaesano in Regione per provare a cambiare le sorti e il futuro di un paese come Camerano che si sta spegnendo giorno dopo giorno? Sempre, ovviamente, che Rabini in Regione ci arrivi.

Personalmente, ho sempre pensato e pesato il mio voto badando più al candidato e al suo programma; cercando di valutare come si è mosso negli anni e quanto ha prodotto, come lo ha prodotto e verso chi, piuttosto che basarlo sul colore di una bandiera o di una chiesa. Eppoi, diciamocelo: tra avere un conoscente in Regione e non averlo, è sempre preferibile averlo: non si sa mai!

Staremo a vedere come la pensano e come si muoveranno i cameranesi. Se la vivranno come un’opportunità in più o: “chi se ne importa, tanto il paese è quello che è e non sarà certo un Rabini di turno a cambiare il suo destino”, come mi ha detto tempo fa un altro cameranese doc.

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