Un nuovo carico di solidarietà per gli sfollati

Consegnata la raccolta di indumenti invernali al Centro di smistamento di Sant'Elpidio

Castelfidardo – Un altro carico di solidarietà giunto a destinazione. Il Comando di Polizia locale e il gruppo comunale di Protezione civile hanno effettuato nei giorni scorsi una nuova consegna di beni destinati alla popolazione colpita dal sisma per il tramite del Centro di Coordinamento di Porto Sant’Elpidio.

Il carico di indumenti invernali destinato ai terremotati
Il carico di indumenti invernali destinato ai terremotati

Il materiale (circa 50 quintali di vestiario per uomo, donna e bambino prettamente invernale), era stato raccolto grazie all’iniziativa dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo dopo la seconda violenta scossa di fine ottobre, e poi tenuto in stand by per non intasare canali già saturi in attesa del momento propizio.

Arquata. Il comandante Gerboni e il coordinatore della Protezione civile Ascani con il sindaco di Arquata del Tronto
Arquata. Il comandante Gerboni e il coordinatore della Protezione civile Ascani con il sindaco di Arquata del Tronto

Ora, con l’irrigidimento delle temperature, verrà smistato nei vari centri di accoglienza per sfollati a tutt’oggi aperti in regione. Con questa ulteriore donazione, frutto della sensibilità di tanti cittadini e della disponibilità del comandante Franco Gerboni e del coordinatore della Protezione civile Carlo Ascani, Castelfidardo ha raggiunto la quota complessiva di dieci carichi, la maggior parte dei quali destinati nella fase di prima emergenza ad Arquata del Tronto, il cui Comune ha ripreso l’attività amministrativa grazie anche ai personal computer e alle attrezzature provenienti dal buon cuore di tanti castellani.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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