Riflettori olandesi sulla fisarmonica

Riprese in fabbrica, piazza Leopardi e al Museo per un documentario sullo strumento

Castelfidardo. Riflettori olandesi su Castelfidardo e la fisarmonica. Una troupe del “Courage studio” sta effettuando in città le riprese per un documentario che verrà trasmesso dalla Tv nazionale Pos Video.

Il programma dal titolo “The new Stradivarius” è a tema prettamente musicale: in ogni puntata viene invitato un esperto che illustra la storia, le caratteristiche e la costruzione dello strumento che suona nel luogo d’origine. Sicchè, oltre a tappe negli Stati Uniti, in Spagna, Inghilterra e a Cremona (per il violino), Castelfidardo ha avuto il privilegio di essere scelta in quanto culla della fisarmonica.

Le riprese della tv olandese con Tren Van Enckevort all'opera, alla Sinova
Le riprese della tv olandese con Tren Van Enckevort all’opera, alla Sinova

Il protagonista della serie è in questo caso Tren Van Enckevort, fisarmonicista polistrumentista affermato quanto popolare nei Paesi Bassi, autore di un’intensa attività concertistica sia individuale che con la band “Roween Heze”.

In mattinata sono stati girati gli interni presso una fabbrica di fisarmonica, in serata verrà registrato l’intervento musicale della Fisorchestra Marchigiana in piazza Leopardi; domani la troupe sarà al Museo internazionale della fisarmonica.

La produzione della serie “The new Stradivarius” è in itinere e la messa in onda dovrebbe avvenire presumibilmente nel maggio 2017.

 

Redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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