Omicidio rumena Simion: deceduto Orlandoni

Castelfidardo. È morto a causa di un malore, presso la propria abitazione, circa alle 14.00 di ieri, Carlo Orlandoni, 37enne imprenditore fidardense.

Carlo Orlandoni
Carlo Orlandoni

Dopo pranzo aveva accusato un malessere, e per questo aveva deciso di stendersi nel letto della sua camera. Non si risveglierà più.

Ad accorgersi del suo corpo privo di vita sono stati i genitori, con i quali abitava. Orlandoni era stato protagonista di una vicenda di cronaca tre anni fa: accusato dell’omicidio volontario della squillo romena Adriana Mihaela Simion, ritrovata cadavere all’interno di una villetta di Marcelli il 7 luglio 2013, a seguito di una serie di coltellate.

Indicato dagli inquirenti come il probabile fautore dell’omicidio, Orlandoni  era stato incarcerato per 20 giorni, rilasciato in seguito per mancanza di prove.

Quando i genitori hanno trovato Carlo privo di sensi, hanno subito chiamato in soccorso la Croce Verde di Castelfidardo. Dopo un primo tentativo di rianimazione con l’utilizzo del defibrillatore, i sanitari hanno richiesto l’intervento dell’eliambulanza di Torrette. Ma per Carlo non c’era più nulla da fare.

Per accertare la dinamica dei fatti sono giunti sul posto anche i carabinieri, ma le cause della morte non sembrano lasciare dubbi e portano ad un’unica soluzione: il cuore ha ceduto. Forse, per lo stress sopportato in questi mesi a causa del processo imminente. Il 5 ottobre prossimo, infatti, sarebbe andato in scena il processo con rito abbreviato fissato dal luglio 2016. Processo che vedeva Orlandoni unico accusato dell’omicidio della squillo.

La difesa puntava alla completa assoluzione, ma Carlo non potrà mai provare la sua innocenza.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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