Nuova sede Casa di Riposo, consegna entro il 30 settembre

La Giunta ha approvato il cronoprogramma aggiornato fornito dalla Cooss Marche

Castelfidardo – 25 novembre: è la data prevista per l’inaugurazione della nuova sede della Casa di Riposo “Mordini” in zona Acquaviva, dove i lavori dovrebbero essere completati entro il 30 settembre.

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Lo ha riferito il vicesindaco Andrea Marconi in Consiglio Comunale rispondendo ad un’interrogazione del consigliere Catraro, facendo riferimento all’atto di Giunta del 24 gennaio scorso con cui è stato approvato il crono-programma aggiornato fornito dalla Cooss Marche che si sta occupando della realizzazione.

Lo slittamento di circa un anno nei tempi originariamente previsti è dipeso dalle operazioni di spostamento di un cavo elettrico interrato che attraversava il cantiere (rimozione terminata dall’Enel solo nell’aprile 2016), e dalle difficoltà finanziarie che hanno attanagliato la ditta aggiudicataria dell’appalto.

La vecchia sede dell casa di riposo
La vecchia sede della casa di riposo

Per evitare lunghi contenziosi giudiziari, la Cooss Marche ha individuato una soluzione bonaria per risolvere il rapporto, stipulando nel dicembre scorso il contratto con la Cemeco, che si è messa subito all’opera effettuando le prove di carico, provvedendo alla pulizia del cantiere e terminando le parti in muratura in cemento armato.

L’Amministrazione monitora continuamente la situazione, che è ora perfettamente in linea con i tempi rimodulati; nel frattempo, il servizio prosegue regolarmente nello stabile di via Podgora, di cui si sta valutando la destinazione nel momento in cui sarà possibile il trasferimento.

Sotto stretta osservazione anche la logistica: in corso una bonifica molto corposa che interessa il fosso del Vallato.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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