Nuova illuminazione a led al campo sportivo ʽLeo Gabbanelli’

Consentirà una riduzione dei consumi del 65%

Castelfidardo, 26 marzo 2021 – Continuano gli interventi di riqualificazione e valorizzazione degli impianti sportivi comunali fidardensi. Parallelamente al progetto di relamping che sta interessando vari punti luce pubblici, si è dato corso alla sostituzione di tutte le lampade di illuminazione al campo di calcio ʽLeo Gabbanelli’.

Castelfidardo – Le nuove luci a led al campo sportivo Leo Gabbanelli

Un intervento che consentirà, grazie all’installazione di nuovissime lampade a led, un notevole risparmio energetico con una riduzione dei consumi stimata al 65%, passando da circa 36.000 watt a 15.000 watt sviluppate dall’impianto.

«Nonostante una potenza più che dimezzata il risultato visivo è incredibile e una volta sostituito anche il manto sintetico l’impatto sarà ancora più evidente», spiega il sindaco Roberto Ascani. Il cantiere prevede anche le uscite di sicurezza sulle tribune che permetteranno di avere una capienza di pubblico per eventi e manifestazioni sino a duemila persone.

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

«Approfittiamo di questo momento di stop dello sport per anticipare gli interventi di messa in sicurezza e per arrivare alla nuova stagione calcistica pronti ad accogliere atleti e famiglie – spiega Ascani in conclusione – la struttura situata nel rione Buozzi ha un valore affettivo speciale per la città, perché costruita nell’immediato dopo guerra dall’esercito polacco ed inaugurata nel 1946 dall’Unione Sportiva Castelfidardo e dall’Unione Sportiva Anconitana, nel campionato di 1ª divisione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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