Inaugurazione Bike Park in Via Pigini

Domenica 18 ottobre alle 9.30 apertura dello spazio dedicati ai ciclisti

Castelfidardo, 16 ottobre 2020 – Si inaugura domenica 18 ottobre alle 9.30 presso la zona industriale Cerretano, in Via Oliviero Pigini, il Bike Park realizzato dall’Amministrazione comunale nell’area messa a disposizione dalla famiglia Garofoli.

Mountain bike (foto di repertorio)

Uno spazio in questa prima fase prevalentemente destinato ad ospitare eventi ed allenamenti sportivi delle discipline ciclistiche, grazie all’ampio anello di pista su strada, ciclo cross e ai percorsi di mountain bike attrezzati con pump truck. Con il successivo stralcio dei lavori, si mira a farlo divenire a tutti gli effetti un impianto polifunzionale a disposizione delle famiglie e dei turisti in un’ottica di mobilità green.

La cerimonia di apertura alla presenza dei rappresentati istituzionali, dei vertici federali e delle società ciclistiche, si svolgerà nel rispetto delle regole sul distanziamento mettendo a disposizione i giochi organizzati da Decathlon e la mongolfiera (potranno salire solo congiunti), in maniera contingentata e disciplinata dal personale della Protezione civile e da appositi addetti.

Il programma:

ore 9.30 apertura del Bike Park e taglio del nastro
ore 9.45 prima ascesa della mongolfiera promozionale
ore 10.00 apertura giochi con Decathlon
ore 12.00 aperitivo
ore 12.30 chiusura manifestazione

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Eravate rincoglioniti anche prima!”

Diventa virale sui social un post critico a firma Lorena Verucchi


27 ottobre 2020 – Le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte e in vigore da un paio di giorni, con le sue restrizioni, sospensioni e chiusure anticipate, ha scatenato sui social una ridda di reazioni disordinate, frastornate, spesso accusatorie. Ne riporto una, integralmente anche se cruda, a firma Lorena Verucchi che sta diventando virale a forza di condivisioni. Lascio al lettore ogni interpretazione e/o reazione, aggiungendo un personale quesito: ma davvero eravamo, o siamo, così?

Fossi in Conte, adotterei le stesse misure anticovid della Svezia e farei selezione negli ospedali come la Svizzera. Poi, mi preparerei 20 kg di popcorn e 10 casse di birra e mi godrei lo spettacolo di vedervi morire come mosche.

Sono parole forti, lo so, ma sentirvi lagnare per ogni cazzo di cosa che vi si dice è alienante. “Dittatura sanitaria”, “Conte come il DVCE” e altre vaccate così (pronunciate, spesso, proprio da fascistoidi) fanno ridere, se non ci fosse da piangere.

Avete rotto i coglioni con gli autobus pieni zeppi e, ora che vogliono reintrodurre una d.a.d. più forte (per ridurre assembramenti dentro le scuole e nei mezzi pubblici) rompete ancora la fava perché “i vostri figli sono in prigione”.

I teatri sono in crisi da 20 anni perché nessuno ci andava (preferivate stare a casa a guardare la D’Urso) e ora che li hanno chiusi, sembrate tutti Dario Fo. Scaricavate film pirata da internet e, per questo, i cinema chiudevano. Ma ora siete tutti Fellini. Comprate di tutto su Amazon, ma ora vi stanno a cuore i negozietti di quartiere e i poveri artigiani.

La verità è che siete ipocriti. Disfattisti. Ignoranti come bestie. Vi meritate il dj del Papeete a capo della vostra mediocrità. Il virus, dopo le 18, non è più contagioso? La mascherina è dannosa perché ti fa respirare la tua CO2 e ti rincoglionisce, vogliono far fallire l’Italia ecc… No, mi dispiace deludervi. La mascherina non c’entra. Eravate rincoglioniti anche prima.

Poi, ovviamente, capisco che essere una partita iva, di questi tempi, sia la cosa peggiore che possa esserci. Ma è una pandemia. Tutto il mondo è in questa situazione. Addirittura molto peggio. Cosa era meglio? Tenere il negozio aperto e avere tutti i clienti morti?

Comunque vi invidio. Vorrei essere anche io come voi e urlare: non ce n’è coviddi! e avere sempre la verità in tasca, dall’alto della mia cultura maturata presso l’università della vita.

Ne usciremo migliori. Manco per il cazzo”.

Lorena Verucchi

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