Ci ha lasciati a 99 anni Nonna Peppina, la pasionaria dei terremotati

Giuseppina Fattori era stata insignita del titolo di Commendatore della Repubblica dal presidente Mattarella

Castelfidardo, 19 novembre 2021 – Ci ha lasciati “Nonna Peppina”, al secolo Giuseppina Fattori, la nonnina novantanovenne diventata la pasionaria dei terremotati, un simbolo della resistenza per tutti quelli che hanno lottato per difendere il proprio legame alla terra d’appartenenza e alla propria identità.

Giuseppina Fattori, per tutti i marchigiani “Nonna Peppina”

Una vicenda, la sua, che aveva colpito nel profondo l’immaginario dei tanti terremotati marchigiani e non, al punto da indurre il presidente Mattarella a nominarla Commendatore della Repubblica.

Dopo il terremoto del 2016, Nonna Peppina non aveva lasciato la sua casa diroccata a San Martino di Fiastra e, per non abbandonarla alla mercè di chiunque, si era fatta costruire nel cortile una struttura in legno provvisoria poi dichiarata abusiva. Anziché desistere e andarsene come avevano fatto gran parte degli altri terremotati, nonna Peppina aveva iniziato una battaglia burocratica approdata addirittura in Parlamento, costretto ad emendare a suo favore il decreto fiscale sulle abitazioni provvisorie dei terremotati.

Sui social si rincorrono i post che la ricordano e le condoglianze alla famiglia, comprese le figlie Agata e Gabriella Turchetti, quest’ultima nota a Castelfidardo per essere stata la candidata sindaco del centrodestra alle Amministrative dello scorso ottobre.

I funerali si svolgeranno sabato 20 novembre alle ore 15 presso il santuario Beato Ugolini di Fiegni, nel Comune di Fiastra.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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