Arrestato e recluso il “falsario di Sant’Agostino”

Reo di molteplici spacci di banconote false nel molisano

Castelfidardo – I carabinieri della locale stazione hanno dato esecuzione all’Ordine di carcerazione, emesso in data 14 dicembre 2017 a firma del Sost. Proc. dott. Marco GAETA della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Isernia, e hanno tratto in arresto il pluripregiudicato noto come il falsario di Sant’Agostino, F. R., nato a Loreto nel 1973, residente in Castelfidardo, celibe, nullafacente (allegasi foto).

Un posto di controllo dei carabinieri a Castelfidardo

L’uomo è stato rintracciato e sorpreso nella sua abitazione, prontamente bloccato, ammanettato e condotto presso gli uffici dei carabinieri per i successivi adempimenti previsti dalla Legge. A carico del falsario è stato notificato il provvedimento di carcerazione eseguito in relazione ai reati di: “spendita di banconote false e ricettazione continuati”, per i quali dovrà espiare la condanna ad 1 anno e 6 mesi oltre al pagamento della pena pecuniaria della multa di € 2.500,00. Reati commessi in epoca anteriore e prossima al 20 gennaio 2011 in Venafro (IS).

Il falsario F. R.

Il provvedimento è scaturito dalla sentenza emessa il 23 febbraio 2016 dal Tribunale Ordinario di Isernia, definita il 20 maggio 2016, a seguito di complessa attività investigativa condotta in coordinamento dai carabinieri della stazione di Castelfidardo e dalla Compagnia CC di Venafro (IS).

Le indagini hanno permesso di individuare il modus operandi dell’arrestato il quale, utilizzando come proprio covo l’abitazione di residenza, si è reso colpevole di molteplici casi di spaccio di banconote false nel molisano, prodotte nell’area campana.

Al termine delle formalità di rito l’arrestato è stato tradotto e recluso presso la Casa Circondariale di Ancona-Montacuto per l’espiazione della condanna.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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