Vandalismi, incuria, disattenzioni: la negligenza del particolare

Camerano. Il senso civico di un Comune, e dei suoi abitanti, si nota dai particolari. E dalla capacità di individuarli, metterli a fuoco, affrontarli e, se necessario, risolverli eliminando quelli negativi.

Vivere una comunità, per grande o piccola che sia, implica il rispetto di un certo numero di regole. Alcune sono scritte sottoforma di leggi, altre appartengono al civile rapporto fra le persone, altre ancora sono dettate dal buonsenso e dalla buona educazione.

Uno schema sociale piuttosto semplice, in fondo, se ognuno di noi lo applica e lo rispetta. Si chiama senso del dovere che, insieme al senso civico, dà la misura del grado di civiltà di una comunità. Se si esce dallo schema però, le aberrazioni che ne scaturiscono diventano un problema per l’intera cittadinanza, chiamata in solido a risponderne. O con atti concreti, o con contributi in denaro, o con interventi mirati.

Fra i tanti doveri sociali di una collettività c’è il rispetto verso la cosa pubblica. Che, in quanto tale, appartiene a tutti perché fatta, costruita, messa lì con il denaro di tutti. E dunque va rispettata e preservata. Se non lo fai, se non la rispetti, produci un danno all’intera comunità – e dunque a te stesso – chiamata a rimettere a posto quel danno spendendo altro denaro pubblico – e quindi anche il tuo -.

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Non siamo qui a tenere una lezione sul senso civico e sui doveri di un buon cittadino o di un buon amministratore. Siamo qui a cercare di trasmettere quel senso di degrado e di sconfitta che si prova di fronte a certi atti di vandalismo ingiustificato. Sradicare una palina segnaletica dalla propria sede, o spaccare lo schienale di una panchina pubblica, sono atti senza senso prodotti da cittadini senza senso civico. Senza educazione e totalmente privi di rispetto e del senso del dovere.

Per contro, chi amministra una comunità non può accontentarsi di realizzare certe opere se poi non è in grado di tenerle in ordine o preservarle nel modo adeguato. Se fai una pista ciclabile come quella nella zona degli orti pubblici, non puoi permettere alle erbacce di crescervi fino a diventare veri e propri cespugli. Si chiama incuria, abbandono. Così come l’albero abbattuto dal vento in via Osimana. Ci vuol tanto a levarlo da lì?

In via Scandalli, quasi all’incrocio con via Giovanni XXIII, sul ciglio della strada stazionano un certo numero di paia di scarpe da donna. Intanto, verrebbe da domandarsi chi le ha buttate lì e perché, poi perché continuano a restarci a distanza di giorni e giorni.

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L’esposizione permanente della fisarmonica, inaugurata il 25 settembre scorso nei locali dell’ex Imperia in Piazza Roma, all’ingresso, sulla sinistra, presentano al visitatore una porta in legno tutta sgangherata con dipinte in nero due svastiche piuttosto vistose. Un bel modo per dare il benvenuto ai turisti!

E quel che presentiamo è soltanto la punta dell’iceberg di un degrado diffuso. Gli atti di vandalismo sono continui e colpiscono, ovviamente, sempre la cosa pubblica. E gli interventi di ripristino o di normale manutenzione sono sempre più tardivi.

Siamo sempre proiettati verso i grandi impegni, le grandi opere, i grandi numeri, perdendo di vista il quotidiano e i normali interventi. Una negligenza ingiustificata verso i particolari, dimenticando che sono proprio le pennellate più piccole, quelle che quasi non si vedono, ad esaltare la bellezza di un quadro.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

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