Tentato furto in un appartamento di Via Fontanelle

Tre uomini su di un’Audi nera messi in fuga dal sistema d’allarme. Sui social scatta l'allerta fra i residenti

Camerano, 28 dicembre 2019 – Il periodo natalizio, più che altri nell’arco dell’anno, portano le persone a ritrovarsi e festeggiare lasciando spesso incustodite per ore le abitazioni. I ladri di appartamento lo sanno benissimo e cercano di approfittarne.

Sono settimane che a Camerano vengono segnalati furti o tentati furti nelle case, e spesso a mobilitarsi sono gli stessi residenti con vari passaparola di allerta attraverso le pagine social. D’altro canto, è quasi impossibile per le forze dell’ordine coprire in toto il territorio, un po’ per via della scarsità di personale, un po’ perché non possiedono il dono dell’ubiquità.

L’ultima segnalazione di un tentato furto a Camerano, per fortuna sventato dal sistema d’allarme, risale a ieri. Tre uomini con un’Audi nera si sono presentati in Via Fontanelle e hanno cercato d’introdursi all’interno di un palazzo. Uno è rimasto all’interno dell’auto a fare da palo, mentre gli altri due hanno provato a scardinare le persiane di un appartamento.

Sono stati messi in fuga dalle sirene del sistema d’allarme. Alcuni inquilini del palazzo, però, li hanno sorpresi in flagranza e sono riusciti a scattare le foto che pubblichiamo. In quella di destra, si vede la sagoma di un uomo che scavalca il cancelletto d’ingresso dell’immobile, mentre è ben visibile l’Audi nera.

Sulle pagine social è scattato subito il tam tam di allerta per avvisare gli iscritti del pericolo. Ringraziamo il gentilissimo lettore che ha segnalato il fatto fornendoci anche la documentazione fotografica.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

© riproduzione riservata


link dell'articolo