Tamponamento multiplo sulla direttissima del Conero

Disagi al traffico e qualche contusione

Camerano. Il traffico intenso di questa mattina, venerdì 11 novembre, lungo la direttissima del Conero ha prodotto le sue vittime: un tamponamento che ha coinvolto tre auto. Contusioni agli occupanti, compreso un bimbo piccolo, e danni alla carreggiata.

Il tamponamento di questa mattina sulla direttissima del Conero
Il tamponamento di questa mattina, venerdì 11 novembre, sulla direttissima del Conero

Alle 8.40 di oggi, all’altezza della Coal, il traffico era piuttosto intenso su entrambi i sensi di marcia. Auto e camion viaggiavano incolonnati in un unico serpentone. Un automobilista rallenta, chi lo segue, magari un po’ distratto, frena di colpo, e viene tamponato da un terzo mezzo colto alla sprovvista. L’urto violento spinge l’auto dell’autista distratto a tamponare a sua volta quella davanti. Un classico tamponamento a tre generato, questa volta, non dalla prima ma dalla seconda auto.

Per fortuna nessun danno grave alle persone. Un bimbo piccolo ha subito varie contusioni ed è stato trasportato al pronto soccorso direttamente dai familiari.

Danni notevoli, invece, alle autovetture e alla sede stradale. Uno dei mezzi coinvolti nel tamponamento montava il gancio traino che, nell’impatto, ha bucato il radiatore di chi lo seguiva con conseguente perdita di acqua e olio sulla carreggiata. È stato necessario far intervenire gli addetti della Provincia per pulire la sede stradale dai liquidi e dai detriti.

Sono intervenuti anche gli agenti della Polizia municipale di Camerano che hanno impiegato circa due ore per far tornare il traffico alla normalità.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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