Ritirate quattro patenti per guida in stato d’ebbrezza

Deferiti in stato di libertà un anconetano, un fidardense e due cameranesi

Osimo, 15 settembre 2018 – I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile osimano, e i colleghi di Numana, negli ultimi giorni hanno deferito in stato di libertà per guida in stato d’ebbrezza quattro cittadini residenti in diversi Comuni della provincia anconetana.

Il 10 settembre:

  • D. F., classe 1994, cittadino italiano residente in Ancona, studente, ritenuto responsabile di guida in stato di ebbrezza – con un valore del tasso alcolemico di 2,08 gr./l. – e lesioni personali stradali gravissime: circolando contromano sulla Sp 2 di Sirolo, ha provocato un incidente stradale con feriti;
  • P. F., classe 1996, cittadino italiano residente in Castelfidardo, celibe, studente, rimasto coinvolto in un incidente stradale in Castelfidardo, è risultato positivo all’accertamento alcolemico per il valore medio di 1,5 gr./l.;

Il 14 settembre:

  • M. A. classe 1983, cittadino italiano residente in Camerano, cameriere, pregiudicato, risultato positivo all’accertamento alcolemico per il valore medio di 2,8 gr./l.

Nello stesso giorno, i carabinieri della stazione di Numana hanno deferito in stato di libertà

  • M. S., classe 1999, cittadino italiano residente in Camerano, celibe, studente: dopo aver provocato un incidente stradale nel territorio di Camerano, lungo la direttissima del Conero, si è dato alla fuga per aver investito un ciclista.

Ai quattro sono state ritirate le patenti di guida, inviate all’ufficio territoriale del Governo, per i provvedimenti di competenza.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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