Rabini e il recupero della vecchia stazione ferroviaria dell’Aspio

Sarebbe possibile riqualificare l’immobile abbandonato grazie al piano di rigenerazione dei beni non più fruibili messo in atto da Rete Ferroviaria Italiana

Camerano, 12 marzo 2019 – Lorenzo Rabini, capogruppo di Operazione Futuro, lancia la sua ennesima proposta di valorizzazione e riqualificazione del territorio e stavolta punta la sua attenzione sulla vecchia stazione ferroviaria dell’Aspio: per intenderci, quella accanto alla nuova stazione dell’Ikea.

Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione futuro a Camerano

«Ormai da molti anni – spiega Rabini – Rete Ferroviaria Italiana ha avviato su tutto il territorio nazionale un progetto di “rigenerazione” del proprio patrimonio non più fruibile all’utenza dei viaggiatori come, ad esempio, tutte quelle vecchie stazioni ferroviarie, quelle impresenziate, quelle sale d’attesa, magazzini merci, uffici e appartamenti dei capostazione che hanno perso con l’evoluzione del sistema ferroviario la loro funzione originaria».

Camerano – La vecchia stazione ferroviaria dell’Aspio, fronte strada, da tempo inutilizzata

A Camerano – continua Rabini – abbiamo la vecchia stazione ferroviaria dell’Aspio, che ha lasciato spazio alla Metropolitana di superficie accanto all’Ikea, che è abbandonata a se stessa e rischia di diventare l’ennesimo esempio di degrado ambientale. Potrebbe invece essere una di quelle tante vecchie stazioni concesse in comodato d’uso gratuito, o in locazione agevolata, per associazioni ed Enti locali per le quali RFI prevede proprio nel suo progetto un riutilizzo ai fini filantropici, culturali, sportivi, artistici, di pubblico servizio».

Camerano – La vecchia stazione ferroviaria dell’Aspio, fronte rotaie

«In Italia – osserva Rabini – questa iniziativa di RFI ha già dato nuova vita a 440 vecchie stazioni con 4.962 volontari che vi svolgono attività sociali, culturali e sportive. Alla fermata Rimini-Viserba, ad esmpio, c’è un’associazione che utilizza i locali per percorsi terapeutici dedicati a bimbi down; a Redipuglia c’è un museo multimediale della Grande Guerra; a Gemona c’è una bocciofila nel fabbricato dell’ex stazione e e via così. Ma molti sono anche i casi di trasformazione delle vecchie stazioni in punti di informazione turistica, in punti di ristoro e accoglienza, per attività turistico-commerciali, valorizzazione del territorio ed anche volano per la crescita del turismo e dell’economia».

«Basta solo – conclude Rabini – che un Comune estenda una domanda agli uffici di RFI e illustri lo scopo di un progetto che potrebbe davvero togliere dal mercato dell’abbandono e del vandalismo le strutture come quella esistente all’Aspio».

Viene da sé, che al prossimo Consiglio comunale Rabini proporrà una mozione a sua firma mirata all’ottenimento di un impegno per progettare la riqualificazione della vecchia stazione dell’Aspio: «possiamo mettere in campo tante idee, scegliere la strada giusta e realizzarla. Se lo vogliamo veramente, si può fare!»

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA CI UCCIDERÀ!                                                                                                 La natura non può decomporre la nostra imbecillità

19 marzo 2019 – Le buste di plastica per la spesa sono leggerissime,tanto quanto l’indifferenza dei più che ne sottovalutano la pericolosità per l’uomo e l’ambiente. E non solo perché c’è stato qualcuno che ci ha infilato la testa dentro ed è morto asfissiato. O c’è stato qualche animale domestico che ha ingerito una busta di plastica rimanendone soffocato.

Oggi, le buste di plastica sono proibite, ma la gente continua ad usare quelle che aveva in casa e chissà quando spariranno del tutto, considerato che la plastica immessa nell’ambiente impiega mediamente 450 anni per biodegradarsi. E anche dopo tutto questo tempo, non sparisce affatto. Si trasforma in micro particelle che vengono ingerite da animali e pesci, entrando così nella nostra catena alimentare. E in quella dei più grandi cetacei sparsi nei mari di tutto il mondo.

Aveva 40 chili di plastica nello stomaco la balena trovata morta tempo fa su una spiaggia delle Filippine. Lo hanno reso pubblico i ricercatori del D’ Bone Collector Museum. Un museo di storia naturale con sede nella città di Davao nelle Filippine che hanno rinvenuto la carcassa del cetaceo.

«L’animale aveva al suo interno un quantitativo di plastica che mai avevamo visto prima in una balena – hanno informato da quel museo – 16 sacchi di riso nel suo stomaco e un imprecisato numero di sacchetti di plastica per la spesa. Non eravamo preparati ad una simile quantità. Era enorme, e la plastica si stava calcificando».

Le balene ingeriscono sacchi di plastica interi, le orate, le spigole, le sarde ingeriscono le microplastiche, che sono tossiche. Così, quando andiamo al ristorante e ordiniamo un’orata alla griglia, rischiamo d’ingerire anche una certa quantità di microplastiche. Il vantaggio è che non le troveremo sul conto. Sono gratis, inodori e insapori ma altamente letali per il nostro organismo.

Quanto impiega l’ambiente a decomporre ciò che gettiamo?

  • frutta e verdura: 5/6 settimane
  • carta: 2/3 settimane – pagine di un giornale: 5/6 settimane
  • cotone e altri tessuti: circa 2 mesi – una corda: 14 mesi
  • lana: circa 2 anni – abbigliamento in pelle: 50 anni – stivale in gomma: 80 anni
  • legno verniciato: 13 anni – scatole di latta: 50 anni – alluminio: 200 anni
  • bottiglia d’acqua in plastica: 450 anni – busta per la spesa: 20 anni
  • bottiglia di vetro: 1 o 2 milioni di anni: nessuno è vissuto tanto a lungo da poterne misurare la decomposizione.

Per decomporre l’imbecillità umana, invece, impiega molto più di una bottiglia di vetro.

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