Lo smartphone scatta la foto e smaschera il ladro che lo ha rubato. Preso e denunciato dai carabinieri

Le immagini, scattate in automatico dal device e inviate via mail

Numana – I militari della locale stazione Carabinieri, nella mattinata odierna, a conclusione di indagini, provvedevano a denunciare in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per il reato di: furto tale O. A., nato in Nigeria, classe 1998, residente a Camerano, celibe, studente, incensurato.

Un sofisticato sistema antifurto permette agli smartphone di scattare foto e inviarle via mail se chi lo ruba sbaglia il codice Pin
Un sofisticato sistema antifurto permette agli smartphone di scattare foto e inviarle via mail se chi lo ruba sbaglia il codice Pin

A carico del giovane nigeriano, venivano raccolti gravi e precisi indizi di colpevolezza in ordine al possesso di uno smartphone, di proprietà di un minore 15enne di Numana, asportato da ignoti il 4 marzo u.s. in Sirolo.

In particolare, la giovane vittima nella mattinata di ieri consegnava ai carabinieri una fotografia riproducente la persona che aveva tentato più volte di accedere al dispositivo errando consecutivamente il codice PIN, scattata automaticamente dal device ed inviata per mail grazie ad un applicativo antifurto installato sul dispositivo.

A seguito delle indagini, esperite anche con la collaborazione della stazione di Camerano, veniva identificata la persona effigiata nel suddetto O. A. che, rintracciato poco dopo presso la sua residenza, conduceva i militari in Ancona nel luogo dove aveva lasciato il telefonino rubato, ovvero presso l’abitazione di un suo amico di origini ghanesi, residente in città. La refurtiva, del valore di € 400 circa, veniva recuperata e restituita al legittimo proprietario.   


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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