L’assessore Baldelli pone fine al calvario della Conero Frantumazioni

Avviata la progettazione definitiva dei viadotti 164 e 166 sulla A14 nel Comune di Camerano. Tre milioni di euro per ricostruirli ex novo

Camerano, 22 ottobre 2021 – Francesco Baldelli. assessore regionale alle Infrastrutture, Lavori pubblici e Viabilità, ha reso noto il report dei principali lavori svolti dal suo assessorato nell’arco di un anno di governo.

Francesco Baldelli, assessore regionale alle Infrastrutture, Lavori Pubblici e Viabilità

Una mole di lavoro non indifferente quello concretizzato in un arco di tempo così breve con importanti risultati raggiunti: «Sono stati avviati nuovi progetti – elenca l’assessore in una informativa postata sulla sua pagina social – sbloccate opere e interventi che si trascinavano da anni (in alcuni casi da decenni), attivate oltre 1 miliardo di euro di opere sull’intero territorio marchigiano, grazie anche alla collaborazione intensa e proficua instaurata con i partner nazionali, da Anas a Società Autostrade, da Ferrovie dello Stato e Fondazione FS a Quadrilatero».

Di seguito una tabella riassuntiva:

Fra i tanti ed importantissimi progetti elencati e deliberati, salta agli occhi dei cittadini cameranesi il penultimo punto della tabella riassuntiva: “Avvio progettazione definitiva viadotti n. 164 e 166 della A14, Camerano – 3 mln euro”.

Si tratta dei due cavalcavia che insistono sul territorio del Comune di Camerano: il 164 è quello che conduce all’impianto di depurazione delle acque di Camerano; il 166 è quello che serve la ditta Conero Frantumazioni di Sandro Baldini; ponte assurto agli onori della cronaca il 16 aprile 2017 quando i 15 operai della Conero Frantumazioni iniziavano la loro protesta con un presidio permanente che bloccava l’accesso al cavalcavia, l’unica via di transito per entrare ed uscire dall’area di lavoro dell’azienda.

Camerano – Il presidio del cavalcavia 166 operato dai dipendenti della Conero Frantumazioni nell’aprile del 2017. Sullo sfondo il cartello 12 ton. messo lì da Autostrade per l’ltalia in sostituzione di quello precedente che segnava 72 ton. Uno sconcertante escamotage per evitare l’ingente spesa della manutenzione del ponte

Protesta innescata da Autostrade per l’Italia che, arbitrariamente, aveva abbassato a sua discrezione e vantaggio il tonnellaggio del cavalcavia da 72 a 12 tonnellate impedendo, di fatto, il transito ai mezzi pesanti della Conero Frantumazioni. Una decisione, quella di Autostrade per l‘Italia, presa per evitare le ingenti spese di ristrutturazione del cavalcavia loro spettanti: sostituire un cartello costa poche decine di euro, rifare un cavalcavia costa milioni di euro.

Dopo quattro anni e mezzo di menefreghismi e scarica barile vari da parte dei precedenti amministratori sia della Regione, sia di Autostrade, sia del Comune di Camerano, finalmente è arrivato l’assessore Baldelli a porre fine a questa storia incresciosa. Partita grazie a lui la progettazione definitiva dei due cavalcavia, e resi disponibili i 3 milioni di euro necessari (1,5 milioni di euro per ogni cavalcavia, ndr), a breve la Conero Frantumazioni potrà tornare a far transitare i propri mezzi pesanti sul ponte 166.

Camerano – Il geometra Simone Paoletti, dipendente della Conero Frantumazioni

«Speriamo che l’iter della progettazione sia il più veloce possibile – commenta il geometra Simone Paoletti anche a nome dei 15 dipendenti della Conero Frantumazioni – Sono quasi cinque anni che non possiamo accedere in azienda. Confidiamo nella serietà e nella professionalità dell’assessore Francesco Baldelli che ci ha dimostrato, nei fatti, l’ingiustizia che abbiamo subito da Autostrade per l’Italia e dai precedenti amministratori della Regione».

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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