L’acqua di Camerano

Incontri informativi con i cittadini giovedì 18 maggio

Camerano – Com’è lo stato dell’acqua a Camerano? L’acqua potabile, ovviamente, quella che sgorga dai rubinetti di casa che si beve, si usa per cucinare e per le abluzioni quotidiane.

Si può bere in tranquillità? Quanto è calcarea? La possiamo dare tranquillamente ai nostri bambini? Da dove arriva? Come viene depurata?

A questi e a molti altri quesiti risponderà Multiservizi, l’azienda che gestisce il servizio idrico nel Comune. L’assessorato all’ambiente ha voluto dedicare una giornata proprio al tema dell’acqua potabile.

Il distributore di acqua naturale e frizzante in Piazza Aldo Moro

Giovedì 18 Maggio, il pomeriggio dalle 18.30 fino alle 20.00, in Piazza Aldo Moro i referenti della “Casetta dell’acqua” saranno presenti sul posto per dare informazioni e per distribuire nuove tessere ai cittadini. Per l’occasione, verranno offerti panini con porchetta a tutti i presenti.

Sempre il 18 Maggio ma alle 21.15, nella Sala convegni comunale in Piazza Matteucci, è fissato un incontro con Multiservizi che darà informazioni utili sul servizio idrico. In quell’ambito saranno esposti i dati riferiti ai controlli che vengono effettuati sull’acqua; si parlerà della sua provenienza, degli investimenti messi in campo, della tariffa e dell’iter generale delle manutenzioni.

La serata sarà utile per tracciare il quadro complessivo della situazione dell’acqua nel territorio comunale, e per cercare di fare un po’ di chiarezza verso certi dubbi esposti da alcuni cittadini in merito alla sicurezza, alla provenienza e alle caratteristiche dell’acqua di Camerano.
Parteciperà all’incontro il dott. Patrizio Ciotti, direttore Multiservizi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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