La replica di Giuseppe Vaccari sulla censura di un articolo

L'amministratore della pagina FB Camburan p’r sempr chiede scusa al giornale e spiega i motivi che l’hanno spinto a cancellare un nostro pezzo

Camerano, 16 agosto 2021 – Riceviamo in redazione, e pubblichiamo integralmente, la replica di Giuseppe Vaccari al ns. articolo: La censura dell’informazione di Camburan p’r sempr a firma del nostro direttore Paolo Fileni; articolo che faceva seguito ad un altro del giorno prima: Comunali 2021: ad oggi Camerano propone una sola lista in lizza, pubblicato il 15 agosto e condiviso sulla pagina social Camburan p’r sempr da dove era stato cancellato arbitrariamente dal Vaccari in veste di amministratore della pagina.

Giuseppe Vaccari

Gentile Direttore,

Scrivo il seguente comunicato per spiegare il motivo della presunta censura del Suo articolo. Il gruppo Camburan pr sempr da me presieduto è nato come social network per portare avanti le tradizioni, il dialetto, gli avvenimenti lieti o meno lieti che accadono in paese e si è sempre cercato di evitare di parlare di politica, proprio per non alimentare sospetti sullo scopo reale del gruppo stesso.

In passato sono stato accusato di utilizzare il gruppo a scopo politico, per questo ho deciso di non pubblicare più niente di attinente alla politica, anche perché utilizzo per questo la mia pagina FB e, soprattutto, perché i miei concittadini sanno esattamente come la penso. In passato ci sono state diverse discussioni tra gli iscritti e perciò, ho preso la decisione di togliere il Suo articolo.

Quindi assolutamente niente censura, ma solo cercare di evitare polemiche tra gli iscritti. La prego di accettare le mie scuse, se si è sentito in qualche modo discriminato, ma spero di essere stato chiaro ed esaustivo nella spiegazione e non era certo questo il mio intento, anzi accolgo sempre con piacere i suoi scritti proprio perché parlano dei problemi del paese. Sarà mia cura informarla nei dettagli tramite la mia pagina personale, sui futuri movimenti politici della lista a cui ha fatto riferimento.

Con immutata stima, 

Giuseppe Vaccari Presidente del gruppo Camburan p’r sempr

Credo che Vaccari meriti una risposta diretta, se non altro per i toni, la pacatezza e la forma della sua replica, che apprezzo e che gli era dovuta. Non è certo questo il posto per fare corrispondenza personale, oltretutto, non rientra nel mio stile. Ma qualcosa va chiarito.

Ovviamente, scuse accettate ci mancherebbe. Anche se la cancellazione dell’articolo non è affatto “presunta” è stata una cancellazione vera e propria. Scuse, che Giuseppe Vaccari dovrebbe rivolgere anche agli iscritti alla sua pagina, perché in sostanza li ha privati della possibilità di avere un’informazione. E proprio qui sta il punto.

Moderare un gruppo sui social non è semplice. Occorrono regole precise proprio per evitare che gli iscritti esagerino nei commenti e arrivino, come spesso succede, ad azzuffarsi e insultarsi. Regole, che sulla pagina Camburan p’r sempr non esistono.

E vengo al punto. Per un amministratore, una cosa è cancellare un insulto o un’offesa fra chi commenta un post; un’altra è cancellare un articolo di giornale che fa informazione. Qualsiasi articolo di qualsiasi giornale. Altre pagine social che l’hanno fatto in passato, sono finite in tribunale perché in Italia il diritto di cronaca e all’informazione è salvaguardato dalla Costituzione. Tranquillo, Vaccari, non è il nostro caso. Chiamiamolo incidente di percorso e andiamo avanti, anche perché con la campagna elettorale alle porte di articoli politici su quella pagina ne condivideremo parecchi.

Paolo Fileni  

© riproduzione risevata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo