Investiti nella notte un cucciolo di lupo e due cuccioli di cinghiale

Il primo tra Camerano e il Poggio, i secondi a Numana località Svarchi. Silvetti: “Occorre una guida responsabile”

Camerano, 10 agosto 2021 – Tre animali morti nella notte per l’impatto con le auto che transitavano lungo le strade che attraversano il Parco del Conero. Lungo la Strada Provinciale 1 del Conero, i Carabinieri per la Tutela Forestale hanno recuperato la carcassa di un cucciolo di lupo che è stato investito nella mattinata tra Camerano e Poggio, località La Gradina; mentre nella notte appena trascorsa due cuccioli di cinghiale sono stati investiti a Numana, località Svarchi.

Il Parco del Conero da anni ha messo in atto un progetto di prevenzione, una serie di iniziative per la conservazione delle specie e degli habitat, predisponendo misure per evitare incidenti tra mezzi di trasporto e la fauna che vive nel Parco.

Il recupero della carcassa del cucciolo di lupo

«Sono stati installati dissuasori ottici riflettenti per cinghiali, segnaletica stradale luminosa di attenzione e pericolo per chi guida il proprio veicolo nella zona e sistemi di rallentamento ad effetto ottico e sonoro», ha spiegato il direttore del Parco, Marco Zannini.

Ma serve anche altro. «Occorre – dice il presidente del Parco, Daniele Silvettiuna guida responsabile soprattutto nelle ore crepuscolari quando gli animali escono per cercare cibo e vagano nella zona. Inoltre, occorre incrementare la dotazione di dissuasori e di segnaletica che tuteli animali, automobilisti e motociclisti».

Il recupero delle carcasse dei due cuccioli di cinghiale

Nei due incidenti verificatisi nella notte non ci sono state conseguenze per gli investitori ma solo per gli investiti. «Ecco perché occorre la massima attenzione – conclude Silvetti – per evitare conseguenze ben più gravi di un paraurti ammaccato».

Le carcasse degli animali hanno avuto destini diversi: quella del cucciolo di lupo investito, specie protetta a livello comunitario, è stata portata all’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche per conoscere dati come il dna, studiare di cosa si sia nutrito, la presenza di eventuali patologie e tutto ciò che possa aiutare a conoscere di più questo animale.

I due cuccioli di cinghiale, invece, dopo che il veterinario dell’Asur ha prelevato dei campioni per verificare lo stato di salute degli animali prima dell’incidente, sono stati consegnati alla ditta incaricata dell’incenerimento.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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