Il “custode” tuttofare della Chiesa di San Francesco

Chi l’ha detto che i giovani sono tutti “bamboccioni? Danila Taccaliti smentisce questa stupida diceria

Camerano. La Chiesa di San Francesco è uno dei riferimenti religiosi più importanti di Camerano. Ricca di storia e di elementi artistici non indifferenti. Eccone un sunto.

La facciata della Chiesa di San Francesco (foto Laura Randeni)
La facciata della Chiesa di San Francesco (foto Laura Randeni)

Venne fondata dal santo di Assisi nel lontano 1215, come recita un’antica tradizione. Chiesa e convento edificati sull’area già occupata da un più antico monastero di monache. Con tutta probabilità lo stesso, sotto il titolo di Santa Maria e Sant’Agata Martire, menzionato dal Codice Ravennate tra il secolo VII e il X. Attualmente, all’interno della chiesa, è conservata una lapide gotica con la seguente epigrafe: “In nomine domini amen anno domini MCCCXXXI tempore domini Ioannis Papae XXII”, collocata sopra la porta dell’ex convento.

Una antica pergamena rinvenuta sotto l’altare maggiore informa che il 14 luglio 1437 la chiesa fu consacrata dal Vescovo Pietro Giustiniani dell’Ordine dei Predicatori con il permesso di mons. Giovanni Caffarelli, Vescovo di Ancona.

Nel 1759 la chiesa fu completamente ristrutturata su disegno dell’architetto Francesco Ciaraffoni e dell’edificio originario non rimase che il portale in pietra.

Danneggiata dagli eventi bellici del 1944, la chiesa fu riaperta al culto, per interessamento dell’allora parroco Don Giulio Giacconi, il 29 agosto 1959.

Attualmente l’edificio, di proprietà del Comune, pur essendo saltuariamente officiato, è sede di periodiche manifestazioni culturali quali mostre e concerti.

Dunque, come accennato, nel periodo estivo la chiesa è sede di varie manifestazioni culturali e visitabile dai turisti che, tra le altre possibilità, hanno quella di salire sul campanile dalla cui sommità si gode una vista panoramica notevole.

A fare da padrona di casa, con il compito di ricevere i visitatori, accompagnarli sul campanile e trasmettere loro tutta una serie di cenni storici e biografici sull’edificio religioso c’è Danila Taccaliti, una ragazza simpatica e piena di vita che ama particolarmente questo ruolo.

A destra, Danila Taccaliti, la "custode" della Chiesa di San Francesco
A destra, Danila Taccaliti, la “custode” della Chiesa di San Francesco (foto Laura Randeni)

Danila, ti va di presentarti?

“Certo. Sono nata ad Ancona il 27 gennaio 1990, dunque vivo a Camerano da 26 anni.”

Come passi le tue giornate?

Facendo mille lavori (sorride, ndr), ma mi ritengo molto fortunata per questo. Vediamo se li ricordo tutti. Faccio la dog sitter; lavoro presso le mense scolastiche di Camerano; do una mano presso il bar della locale bocciofila; pulisco i bagni pubblici comunali e, per finire, faccio l’accompagnatrice turistica presso la Chiesa di San Francesco.”

Tutto questo nell’arco di una sola giornata?

“Sì, e quasi tutti i giorni. Sono una ragazza tuttofare (e così dicendo sfodera un altro dei suoi sorrisi contagiosi, ndr). Mi piace ridere e far sorridere le persone – sottolinea -. Per contro, mi arrabbio spesso. E, come dice mamma in quei momenti: ‘Meglio non dirle niente sennò morde!’ Grazie mamma, anch’io ti voglio bene! (altra risata contagiosa).

Come passi il tempo libero, sempre che tu ne abbia?

Sono stata una ragazza sportiva, anche se il mio peso forma non lo dimostra (risata,) ero un portiere di calcio a 5 e di pallamano; purtroppo ho dovuto smettere per via di un incidente stradale avvenuto 6 anni fa. La vita va avanti, anche se mi ha portato via da quel ruolo di portiere che amavo tantissimo. Esco con le amiche, vado a ballare, le solite cose, insomma.

Veniamo al tuo ruolo in San Francesco.

“Si, al mio lavoro di custode della Chiesa come sono stata soprannominata da tutti. Da 8 anni sono socia della Pro Loco e, tramite loro, lavoro per tenere aperta al pubblico la Chiesa durante l’estate. Un impegno che mi gratifica tantissimo e che amo particolarmente.”

Riceverai tanti turisti stranieri. Conosci le lingue?

“Per la verità no. Amo conoscere gente nuova che arriva da ogni parte del mondo, anche se non riesco a comunicare con loro a voce. Però mi faccio capire comunque a gesti, anche se a volte sembro una scimmia (altra risata contagiosa). A dirla tutta – conclude – mi piace raccontare di Camerano a chi viene da fuori. Amo il mio paese. Sono fatta così, una ragazza semplice che ama sorridere e apprezza la vita, e che s’impegna sempre al massimo in ogni lavoro che svolge. Ora vi saluto, ho un lavoro che aspetta. Vi do appuntamento in Chiesa, a San Francesco, per salire sul campanile.”

Danila di fronte ad uno degli altari della Chiesa di San Francesco (foto Laura Randeni)
Danila di fronte ad uno degli altari della Chiesa di San Francesco (foto Laura Randeni)

Bé, ci sarebbe tanto altro da raccontare su questa ragazza e sui tanti ragazzi come lei che, in questi tempi tribolati per tutti, cerca e cercano un loro posto dignitoso nella vita. Annaspando, senza arrendersi, all’interno di una società che offre loro davvero poche opportunità. Se tutti i bamboccioni assomigliano a Danila Taccaliti, allora evviva i bamboccioni!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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