Il Comune razionalizza le spese di telefonia mobile

Stipulato un nuovo contratto vantaggioso sulle tariffe applicate e sui servizi offerti

Camerano, 29 aprile 2019 – Da alcuni anni il Comune di Camerano ha avviato un percorso di monitoraggio delle spese telefoniche che gravano sul bilancio comunale.

Nel 2012, dopo apposite verifiche e dopo aver riformulato le condizioni contrattuali con il gestore, le spese telefoniche generali (fisso+mobile) avevano fatto registrare nell’anno successivo un risparmio del 30%. Negli anni, la spesa è rimasta pressoché invariata, anche se è emerso che dal 2013 al 2018 i costi totali della telefonia mobile hanno inciso, in media, più della metà sulla spesa totale della telefonia dedicata al Palazzo comunale.

Per migliorare un simile andamento, sono state ricontrollate tutte le utenze dei vari settori per capirne l’utilizzo effettivo, eliminando le sim card inutilizzate o non indispensabili.

Il secondo step è stato quello di ricercare nuove proposte mirate alla riduzione dei costi unitari, che ha portato alla stipula di un nuovo contratto con condizioni di vantaggio per il Comune, sia per quanto riguarda le tariffe applicate sia per i servizi offerti.

Nei fatti sono stati valutati pacchetti con costi fissi che prevedono, ad esempio, chiamate illimitate “on net” alle utenze dell’Amministrazione comunale, e un numero predefinito di traffico vocale, messaggi e gigabyte per la connessione dati.

Il terzo step sarà quello di controllare in modo continuo la spesa, in relazione al corretto utilizzo delle apparecchiature date in dotazione e ai costi generati. Gli eventuali risparmi che deriveranno da questa operazione saranno reinvestiti in tecnologia e sicurezza informatica.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

© riproduzione riservata


link dell'articolo