Crollo del ponte – Oggi i funerali dei coniugi Diomede a Pagliare

“Ora è il momento del dolore” le parole del figlio Daniele

Camerano, 12 marzo – È terminata ieri pomeriggio, poco dopo le 14, l’autopsia sui corpi di Antonella Viviani ed Emidio Diomede, i due coniugi deceduti nel crollo del ponte sulla A14. L’esito, come diramato a seguito dell’esame autoptico eseguito dal medico legale Mauro Pesaresi, parla di morte per un politrauma complesso da decelerazione, con lesioni da schiacciamento in particolare su torace e addome.

Antonella Viviani e Emidio Diomede (foto da Instagram)
Antonella Viviani e Emidio Diomede, la coppia deceduta sotto il crollo del ponte a Camerano

«Ora è il momento del dolore, che non finirà mai, dovrò abituarmi a conviverci – ha detto Daniele, il figlio della coppia, una volta conosciuti i risultati dell’esame – Abbiamo perso due persone eccezionali, che facevano solo del bene. Sapere le cause della morte cambia poco. Se fosse stato per un loro errore allora saprei con chi prendermela, invece così non lo so».

Parenti, amici di famiglia e conoscenti dei coniugi Diomede li descrivono come due persone non comuni, affiatate come coppia nella vita e sul lavoro. Di gran cuore e disponibili con tutti.

Oggi, domenica 12 marzo, si dovrebbero svolgere i funerali della coppia intorno alle 15 nella chiesa di San Paolo a Pagliare, nell’ascolano.

Uno dei quesiti posti dalla Procura ai tecnici legali era se I coniugi deceduti indossassero o meno le cinture di sicurezza. Una risposta che potrà arrivare solo dopo approfonditi esami istologici e controlli sull’auto. In ogni caso, l’esito dell’incidente sarebbe stato comunque mortale.

foto Federico De Marco
L’auto dei coniugi Diomede (foto Federico De Marco)

Il pm incaricato, Irene Bilotta, fa il punto delle indagini: «Al momento non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati, perché stiamo aspettando il resto della documentazione. La situazione è da esaminare sotto diversi punti di vista». È ancora presto per fare valutazioni e arrivare alle prime conclusioni, ma l’avvocato Vincenzo Maccarone, il legale dei familiari dei Diomede tiene a precisare: «Non è stata una fatalità: un fatto così eclatante si poteva prevenire ed evitare». La domanda che si pongono tutti, sui social e nei bar è sempre la stessa: “perché non hanno chiuso quel tratto di autostrada nella fase critica dell’innalzamento del cavalcavia?”

Una operazione, quella dell’innalzamento del cavalcavia, che ai non addetti ai lavori potrebbe sembrare molto pericolosa e che invece è quasi normale routine per chi lavora in questi ambiti. La stessa operazione messa in atto a Camerano è stata ripetuta da tecnici ed operai su quasi tutti i cavalcavia interessati dalla costruzione della terza corsia sulla A14. E nel protocollo delle operazioni, a detta degli ingegneri, non è contemplata la chiusura al traffico della strada.

Il cavalcavia frantumato dalle macchine
Il cavalcavia crollato è stato frantumato dalle macchine per permetterne la rimozione dalla sede stradale

Per l’ingegnere Giovanni Scotto Lavina, responsabile dei lavori per Autostrade per l’Italia: «È andata in crisi la struttura dell’insieme dei sostegni provvisori del ponte». Parlando con i giornalisti dopo un sopralluogo, Scotto Lavina spiega: «Stiamo facendo gli accertamenti del caso; il ponte è andato in crisi per i motivi che dovremo appunto accertare. La struttura di sostegno provvisorio è rimasta integra, questo ci teniamo a dirlo. È una struttura in calcestruzzo: non è andata in crisi la struttura di calcestruzzo che sosteneva le travi fino all’inizio delle operazioni di sollevamento del cavalcavia. È andata in crisi la struttura dell’insieme dei sostegni provvisori»

Alle aziende che hanno progettato ed eseguito i lavori sul cavalcavia crollato in A14, Autostrade per l’Italia ha chiesto con estrema urgenza una relazione dettagliata su quanto accaduto “per accertare eventuali errori umani e valutare possibili azioni a tutela”. Il cantiere, spiega la società in una nota: «Era stato avviato il 7 febbraio e si sarebbe dovuto concludere, per quanto riguarda le attività sulle pile finalizzate all’innalzamento del cavalcavia, il 31 marzo».

Quante ditte lavoravano nel cantiere di Camerano?

  • la Pavimental, società controllata di Autostrade;
  • la Delabech srl di Roma, che stava lavorando in subappalto per conto della prima;
  • il Gruppo Nori srl di Castelnuovo di Porto (Roma);

«Ma ce ne sono anche altre che stiamo cercando di individuare», hanno detto il procuratore di Ancona Elisabetta Melotti e il pm titolare dell’inchiesta Irene Bilotta.

Almeno due, le squadre di operai al lavoro sulla struttura al momento del crollo. I feriti, lo ricordiamo, sono tre operai romeni. Due, di 56 e 46 anni, entrambi dipendenti della Delabech, sono precipitati da un’altezza di circa 7 metri. Sono stati portati all’ospedale di Torrette. Il più anziano ha riportato un trauma cranico e una contusione alla spalla sinistra: «Non so cosa sia successo – dice – non ricordo. Mi sono ritrovato per terra all’improvviso».

Il 46enne ha una prognosi di 30 giorni per i postumi di una frattura pluriframmentaria alla falange prossimale del terzo dito della mano sinistra, e fratture della terza, quarta e quinta costola a sinistra. Il terzo ha riportato lesioni lievi, tanto che è stato trasportato all’ospedale di Osimo dove è stato medicato e tenuto in osservazione.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Lettera aperta alla signora Elsa Maria Fornero

L’ex ministro del lavoro “madre degli esodati” torna a Palazzo Chigi come consulente


Camerano, 21 luglio 2021 – Leggo e riporto da Wikipedia: “Elsa Maria Fornero è un’economista, accademica ed ex politica italiana. Ha ricoperto la carica di ministro del lavoro e delle politiche sociali, con delega alle pari opportunità, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013 nel governo Monti”.

Leggo e riporto da Il sole 24 ore: “sindacati, M5S e Lega in pressing contro il ritorno alla Fornero. Il 27 luglio parte il tavolo sul “dopo-Quota 100”. Una parte della maggioranza in fermento e spinge per flessibilità in uscita e Quota 41. Il Mef rimane cauto. E la stessa cautela sembra mostrare Palazzo Chigi, dove, nello stesso momento in cui comincia a diventare caldo il tema-pensioni, approda proprio la professoressa Elsa Fornero, che farà parte della squadra di consulenti e “consiglieri” del Comitato d’indirizzo per la politica economica…

Una notizia che ha mandato molti italiani in fibrillazione. Tra questi, un nostro lettore che ha inviato in redazione una lettera aperta indirizzata alla Signora che, ovviamente, non potevamo mandare sotto silenzio. Eccovela.

Cara signora Elsa Maria Fornero (foto by Wakeupnews),

in tutta sincerità e tantissimo rancore – quello che lei ha prodotto in me durante questi ultimi, lunghi, sofferti sette anni cui lei mi ha condannato per il reato (mai commesso) di “esodato” – ma davvero ha la faccia tosta di ripresentarsi a Palazzo Chigi? Ma… davero, davero? come direbbe Brignano.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero sa cosa significhi essere condannati – senza aver commesso reati di sorta – a non percepire per sette anni una pensione sacrosanta maturata legalmente? No che non lo sa, perché se lo sapesse quella sua legge, nove anni fa, non l’avrebbe mai firmata.

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma lei, davero davero non si è resa conto che in sette anni mi ha sottratto (che poi sarebbe un eufemismo) – moltiplicato per migliaia e migliaia di italiani come me – circa 50mila euro che moltiplicati per mille fanno cinquanta milioni? Oh, certo, non sono soldi che lei si è messa in tasca; sono però soldi che lei ha ordinato e permesso di sfilare dalle mie tasche, ed è ovvio che m’importa poco dove siano finiti o come siano stati spesi. Erano miei e lei ha ordinato che non mi venissero riconosciuti. L’ha fatto di sua iniziativa, senza neppure domandarmi se fossi d’accordo!

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è mai resa conto che l’ammontare mensile della mia pensione, che lei per sette anni mi ha negato, era pari a quanto guadagnato da lei in un giorno da ministro? E questa riflessione mi fa giungere alla conclusione che quelle sue famose lacrime versate all’annuncio della sua legge, erano lacrime d’un coccodrillo strapagato e anche un tantino ipocrita. Perché vede, lei non era obbligata a firmarla quella legge. Se davvero – come disse – comprendeva il dramma in cui stava per far sprofondare migliaia e migliaia di italiani, avrebbe potuto dire no.    

Cara signora Elsa Maria Fornero ex ministro del lavoro e delle politiche sociali, per favore, mi ascolti. Di danni ne ha fatti già abbastanza. Dica al premier Draghi che ci ha ripensato e se ne resti a casa. A 73 anni, non credo lei abbia ancora bisogno di ulteriore visibilità. Anche perché a me, sinceramente, di saperla lì un po’ inquieta, anche se ci sta aggratis. Resti a casa, per favore. Se non lo vuole fare per la sua, lo faccia almeno per la mia dignità e per quella di migliaia e migliaia di italiani da lei esodati. Un favore, dopo averci condannato a sette anni di sacrifici, potrebbe anche farcelo, non crede?

(segue firma)

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