Ci ha lasciati la marchesa Fausta Gaggiotti in Mancinforte

Camerano. Nella mattinata di ieri ci ha lasciati la marchesa Fausta Gaggiotti in Mancinforte, proprietaria dell’antico palazzo omonimo che si affaccia sulla centrale  Piazza Roma.

Era nata ad Ancona il 20 novembre 1927, dunque fra meno di un mese avrebbe compiuto 89 anni.

La marchesa Fausta Gaggiotti Mancinforte era disponibile e gentile con tutti
La marchesa Fausta Gaggiotti Mancinforte era disponibile e gentile con tutti

Altissimo il cordoglio per la sua scomparsa da parte di tutta la cittadinanza e dell’amministrazione comunale, e di tutte quelle persone che hanno avuto il piacere di conoscerla e di goderne l’amicizia. Le condoglianze sono arrivate da più parti e sui social chi l’ha conosciuta l’ha salutata con affetto, stima e rispetto, sottolineando e rivivendo la sua cultura, la sua disponibilità, il suo modo di fare d’altri tempi e l’infinito garbo che metteva nei rapporti con il prossimo.

Il suo romantico giardino all’italiana nascosto all’interno della sua residenza, è una testimonianza preziosa delle architetture botaniche dei primi anni del ‘900. La Marchesa Mancinforte, con squisita gentilezza ed ospitalità lo metteva a disposizione dei cameranesi per foto di matrimoni, rappresentazioni teatrali, musicali, convegni e mostre organizzate dai vari enti  nelle stagioni estive.

Il romantico giardino all'italiana custodito all'interno di Palazzo Mancinforte
Il romantico giardino all’italiana custodito all’interno di Palazzo Mancinforte

Mancherà un po’ a tutti Fausta Gaggiotti in Mancinforte, testimone ed icona di un’epoca e di un modo di vivere che non esiste più.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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