Ci ha lasciati la marchesa Fausta Gaggiotti in Mancinforte

Camerano. Nella mattinata di ieri ci ha lasciati la marchesa Fausta Gaggiotti in Mancinforte, proprietaria dell’antico palazzo omonimo che si affaccia sulla centrale  Piazza Roma.

Era nata ad Ancona il 20 novembre 1927, dunque fra meno di un mese avrebbe compiuto 89 anni.

La marchesa Fausta Gaggiotti Mancinforte era disponibile e gentile con tutti
La marchesa Fausta Gaggiotti Mancinforte era disponibile e gentile con tutti

Altissimo il cordoglio per la sua scomparsa da parte di tutta la cittadinanza e dell’amministrazione comunale, e di tutte quelle persone che hanno avuto il piacere di conoscerla e di goderne l’amicizia. Le condoglianze sono arrivate da più parti e sui social chi l’ha conosciuta l’ha salutata con affetto, stima e rispetto, sottolineando e rivivendo la sua cultura, la sua disponibilità, il suo modo di fare d’altri tempi e l’infinito garbo che metteva nei rapporti con il prossimo.

Il suo romantico giardino all’italiana nascosto all’interno della sua residenza, è una testimonianza preziosa delle architetture botaniche dei primi anni del ‘900. La Marchesa Mancinforte, con squisita gentilezza ed ospitalità lo metteva a disposizione dei cameranesi per foto di matrimoni, rappresentazioni teatrali, musicali, convegni e mostre organizzate dai vari enti  nelle stagioni estive.

Il romantico giardino all'italiana custodito all'interno di Palazzo Mancinforte
Il romantico giardino all’italiana custodito all’interno di Palazzo Mancinforte

Mancherà un po’ a tutti Fausta Gaggiotti in Mancinforte, testimone ed icona di un’epoca e di un modo di vivere che non esiste più.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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