Caso Baldini: una prima vittoria per i 15 resistenti del cavalcavia 166

Alle 22 di questa sera, giovedì 27 aprile, i mezzi pesanti potranno uscire dalla ditta transitando sul cavalcavia. Chiusa al traffico l’A14 dal casello di Ancona Sud a Loreto

Camerano – A dieci giorni dall’inizio della protesta dei 15 resistenti della ditta Baldini – con l’istituzione di un presidio permanente, 24 ore su 24, all’imbocco del cavalcavia 166 dell’A14 – si è arrivati a segnare una prima vittoria degli operai.

Questa sera, giovedì 27 aprile a partire dalle 22, i mezzi pesanti della Baldini potranno uscire dai cortili della ditta, transitare sul cavalcavia e proseguire per San Ginesio. Lì, ad aspettarli, c’è la demolizione della scuola locale, una delle commesse già assegnate e che rischiava di saltare per il protrarsi del divieto.

I 15 dipendenti della ditta Sandro Baldini, diventati loro malgrado i 15 “resistenti” che presidiano l’accesso al cavalcavia 166 sull’A14. Per loro, oggi, una prima vittoria: hanno ottenuto da Autostrade per l’Italia il via libera ai passaggio dei loro mezzi sul ponte.  

Questo, in definitiva, l’esito positivo che è scaturito dalla conferenza dei servizi tenuta in mattinata presso il Comune di Camerano, fortemente voluta dalla prima cittadina Annalisa Del Bello. «Sono contenta ed orgogliosa – ha detto il sindaco – siamo riusciti a radunare intorno a un tavolo le parti coinvolte dalla vicenda a livello emotivo e non solo (Autostrade per l’Italia e la ditta Baldini, ndr). In modo civile si sono confrontate per trovare soluzioni. Personalmente, ho chiesto ad Autostrade di fare uscire i mezzi dall’azienda questa notte stessa, per non perdere la commessa della scuola a San Ginesio».

Il sindaco di Camerano, Annalisa Del Bello, protagonista indiscussa della trattativa che ha portato Autostrade per l’Italia a concedere il transito sul cavalcavia 166 ai mezzi della ditta Baldini

Primo obiettivo raggiunto, dunque, per i resistenti e il loro titolare. Questa notte, su quel cavalcavia, potranno far transitare i loro mezzi: camion, escavatori, betoniere e pompe per il calcestruzzo. Con il benestare di Autostrade per l’Italia, però.

Questa, infatti, la trafila burocratica che è già in moto: la ditta Baldini deve trasmettere ad Autostrade i dati tecnici di ogni mezzo, quest’ultima valuterà i pesi e deciderà i transiti da concedere. Per capirci: uno dei nodi sarà se far uscire gli escavatori cingolati da soli o caricati su camion. Ma non solo, Autostrade ha preteso che fra un passaggio e l’altro occorrerà far passare del tempo: «Per permettere ai ferri del ponte di rigenerarsi».

Per tutta la durata del transito dei mezzi sul cavalcavia 166, la A14 verrà chiusa al traffico dal casello di Ancona Sud fino a quello di Loreto. Sono circa una decina i mezzi della Baldini che dovranno transitarvi e dunque, ad occhio, fra passaggio dei mezzi e riposo del ponte occorreranno non meno di due ore.

Ma vincere una battaglia non significa vincere la guerra. Dopo questa prima concessione, cosa è disposta a fare Autostrade per risolvere la questione in modo definitivo? Stanotte i mezzi usciranno ma che succederà quando dovranno rientrare? I lavori a San Ginesio dureranno al massimo tre settimane. E dopo?

Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate. Per questa notte il limite verrà ignorato

Da quanto è trapelato stamattina dalla conferenza dei servizi parrebbe che Autostrade non è disposta ad altre concessioni. Uno dei suoi ingegneri, alla richiesta della Baldini di rifare il cavalcavia, parrebbe aver risposto a muso duro: «Noi ve lo progettiamo e voi lo realizzate!»

A onor di cronaca, come confermato dalla prima cittadina di Camerano: « Per il rifacimento del cavalcavia al momento non si può fare nulla. Occorrerà aspettare il parere del Ctu del Tribunale e il Ctp dei tecnici di parte con le controdeduzioni fatte dal tecnico del tribunale».

Una soluzione impossibile per la ditta Baldini, quella auspicata da Autostrade. Al momento l’azienda cameranese non ha la forza finanziaria necessaria alla costruzione di un ponte e, forse, neppure la volontà a livello di principio dal momento che la proprietà del cavalcavia è di Autostrade per l’Italia.

Così, resta un’altra soluzione. Forse, l’unica percorribile: aprire una via secondaria di sbocco verso l’esterno che dalla Baldini porti in direzione di Osimo Stazione. Utilizzando una strada che già esiste ma che attraversa tredici diverse proprietà private e l’area di una dozzina di abitazioni. Una strada lunga circa un chilometro e per oltre la metà in terra bianca.

Proprio per dare soluzione anche a questa seconda parte del problema (visto anche la posizione rigida di Autostrade), il sindaco Del Bello ha deciso di provare a percorrere quest’altra via. «A brevissimo – spiega – convocherò un’altra conferenza dei servizi dove inviterò tutti i privati interessati dalla strada in questione. Inoltre, incontrerò il sindaco di Osimo. È un amico. Tutti insieme cercheremo di sfruttare questa opportunità».

C’è ancora molto da fare, dunque, prima di poter mettere la parola fine a questa vicenda. Un grande, grandissimo plauso ad Annalisa Del Bello che, da quando ha preso in mano la questione, ha dimostrato di avere gli attributi giusti per far fronte alle incombenze. Trattando la questione con polso e competenza, riuscendo a portare a casa un primo risultato importante. La guerra ancora no, ma per quella occorrerà più tempo.

Resta una nota, prima di chiudere. Una delle poche che è stato dato scrivere con soddisfazione a questo vecchio cronista: domani, venerdì 28 aprile, gli operai della Baldini saranno tutti a San Ginesio. A lavorare!

 


3 commenti alla notizia “Caso Baldini: una prima vittoria per i 15 resistenti del cavalcavia 166”:

  1. Silvana says:

    Grande!!! È vero… É solo una piccola vittoria, ma intanto i 15 dipendenti possono ricominciare a lavorare!!! Brava Sindaca!!! 👍👍👍 Un plauso anche a Corriere del Conero che ha tenuto i riflettori sempre accesi su questa ingarbugliata vicenda! 👏👏👏

  2. Luca says:

    Grande!! Sono contento perché è una ditta seria e le ditte serie devono lavorare almeno lavorano

  3. Numanese says:

    I ferri devono rigenerarsi!
    Dopo questa, posso andare a dormire con il sorriso!
    Vergognoso che Autostrade per l’Italia continui a mettere i bastoni tra le ruote!
    Che sistemiamo il ponte, o si adoperino per creare una strada alternativa alla ditta Baldini, le servitù di passaggio vanno onorate…
    Che questo sia il primo colpo sferrato da Davide, contro Golia…

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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