Caso Baldini: il compleanno di Simone sul cavalcavia 166

I 15 dipendenti licenziati festeggiano il loro portavoce insieme a centinaia di sostenitori intervenuti nell’area del presidio del ponte

Camerano – C’era il sole ieri, in Via Direttissima del Conero, all’altezza del cavalcavia 166 che attraversa l’A14. Il sole e un po’ di vento.

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C’era il sole, un po’ di vento e tanti palloncini arancioni attaccati alle transenne che rimbalzavano e giocavano con i soffi di Eolo. Quelle transenne che delimitano l’area d’accesso al ponte che porta alla ditta Sandro Baldini. Quelle transenne oltre le quali i 15 dipendenti della Baldini continuano il loro presidio di protesta a difesa del loro posto di lavoro.

La storia, ormai, la conoscono tutti. Autostrade per l’Italia che abbassa a sua discrezione il tonnellaggio del ponte da 72 a 12 tonnellate. I mezzi pesanti della ditta Baldini che, di conseguenza, non possono più transitarvi. Sandro, il titolare, impossibilitato a far fronte alle consegne, che licenzia tutti i suoi 15 dipendenti. E loro, i dipendenti, solidali e uniti al titolare, che decidono il presidio permanente del ponte. Un presidio a oltranza. Una resistenza dura, ma fiera, a difesa di un posto di lavoro sacrosanto.

Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate
Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate

Perché di lavoro la ditta Baldini ne ha tanto, tante commesse che non possono essere più onorate per colpa di quell’abbassamento del tonnellaggio che impedisce ai suoi mezzi di transitare sul ponte: unica via percorribile per loro.

Autostrade per l’Italia giustifica l’abbassamento sventolando la bandiera della sicurezza; ma i loro mezzi su quel ponte ci sono passati migliaia di volte con tonnellaggi a pieno carico intorno ai 50. Finché gli ha fatto comodo.

Il Prefetto di Ancona Antonio D’Acunto, chiamato in causa, promette che proverà a fare una telefonata ad Autostrade. Nulla più. Dopo circa una settimana dall’inizio del presidio, non si è mosso nessuno. O meglio, si sono mossi tutti, compreso il deputato Giovanni Paglia che ha depositato un’interrogazione a Montecitorio. Tante parole, tanti comunicati stampa ma di fatti, zero.

I 15 dipendenti della ditta Sandro Baldini, diventati loro malgrado i 15 "resistenti" che presidiano l'accesso al ponte.
I 15 dipendenti della ditta Sandro Baldini, diventati loro malgrado i 15 “resistenti” che presidiano l’accesso al ponte.

C’erano tanti palloncini arancioni, ieri, a colorare il presidio dei resistenti. Perché Gabriele e Piero Bonifazi, Antonio Mastrangelo, Florin, Giovanni Gagliardini, Giovanni Pesaresi, Lorenzo Paradisi, Alvaro Cappellacci, Luca Angeletti, Luciano Moroni, Luca Ciccarelli, Biagio Di Renzo, Francesco e Diego Baldini e Mohsen – i dipendenti licenziati – hanno voluto festeggiare il compleanno del loro portavoce, il geometra Simone Paoletti.

E lo hanno fatto lì, in Via Direttissima del Conero. Di fronte al ponte che impedisce loro di lavorare. E, insieme a loro, a festeggiare il geometra Simone e a dimostrare un sostegno forte e incondizionato alla protesta, sono intervenute centinaia e centinaia di persone coinvolte attraverso i social e i media.

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Padri di famiglia con moglie e figli, lavoratori, giovani, anziani, tifosi di calcio che per un pomeriggio si sono trasformati in un gruppo eterogeneo di sostenitori del diritto a lavorare. Una manifestazione pacifica d’affetto verso i resistenti e contro i soprusi dei soliti potenti di turno.

Un sostenitore della protesta piuttosto esplicito
Un sostenitore della protesta piuttosto esplicito

Il cavalcavia 166 è stato preso d’assalto da tanta gente – ha retto benissimo il peso – che ha manifestato quietamente con fumogeni, striscioni, una stretta di mano e tanta solidarietà. Fra loro, anche il consigliere di Vivi Camerano Picciafuoco e il sindaco Annalisa Del Bello che, indossando la fascia tricolore per sottolineare l’ufficialità del suo intervento ha detto: «Forza ragazzi, ce la faremo!»

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Intanto, per metà settimana, presso il Comune di Camerano che farà da mediatore, è previsto un incontro fra la ditta Baldini e il direttore del 7° tronco Autostrade per l’Italia dott. Marrone. Un incontro dove: «Speriamo di trovare un accordo fra le parti – si augura la prima cittadina di Camerano – o comunque una soluzione che soddisfi entrambi e risolva la questione».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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